Calano i flussi di gas russo verso l’Europa in transito in Ucraina. “L’Ucraina non è più responsabile del trasporto del gas russo attraverso i territori ucraini sotto occupazione militare russa: si tratta di un terzo del volume totale del transito di gas verso l’Europa”, ha fatto sapere Naftogaz, la compagnia ucraina che gestisce i gasdotti d’interconnessione tra la Russia e l’Europa. Naftogaz ha inviato una lettera a Gazprom nella quale ha informato delle circostanze di “forza maggiore che rendono impossibile continuare il trasporto di gas attraverso il valico di Sokhranivka e la stazione di compressione Novopskov, che si trovano nel territorio occupato dai militari russi”.
“Al fine di adempiere pienamente agli obblighi di transito nei confronti dei partner europei e in conformità con i termini dell’accordo, è possibile trasferire temporaneamente la capacità non disponibile da Sokhranivka al punto fisico di Sudzha nel territorio controllato dall’Ucraina”, aveva affermato ieri l’operatore ucraino di gasdotti Gtsou. Oggi comunica che i volumi attraverso l’ingresso di Sokhranivka sono scesi a zero e quelli attraverso Sudzha dovrebbero aumentare, ma non abbastanza da compensare il calo. Il calo del gas in transito in Ucraina attraverso questi punti, secondo Gtsou, potrebbe raggiungere i 16,2 milioni di metri cubi, ovvero circa il 18%, con volumi previsti in calo a circa 72 milioni di metri cubi di gas dagli 88 milioni del giorno precedente. Gazprom ha confermato all’agenzia russa Tass che i volumi sarebbero scesi a 72 milioni di metri cubi, ma ha detto che il giorno precedente erano stati consegnati 95,8 milioni di metri cubi.
Secondo quanto comunica “Staffetta Quotidiana”, gli effetti dell’interruzione si sono visti anche in Italia dove i flussi di gas in ingresso a Tarvisio si sono ridotti nella serata di ieri a meno di 2 milioni di mc all’ora contro i 2,8 circa della prima metà della giornata. Questa mattina alle 7, all’avvio del nuovo giorno gas, erano scesi sotto 1,8 mln mc/ora.
Gazprom: “impossibile trasferire i flussi in un altro punto”
Ieri la compagnia energetica russa Gazprom, tramite il suo portavoce Sergej Kuprijanov, aveva affermato di non aver ricevuto alcuna conferma delle circostanze di forza maggiore da parte di Gtsou sull’interruzione del transito di gas. Kuprijanov ha aggiunto che la società russa non vede ostacoli che impediscano di proseguire regolarmente le operazioni. “Gazprom adempie pienamente a tutti i suoi obblighi nei confronti dei consumatori europei, fornisce gas per il transito in conformità al contratto e all’accordo del gestore”, ha sostenuto Kuprijanov.
Gazprom ha aggiunto che non è tecnologicamente possibile trasferire i flussi di gas all’Ucraina verso un nuovo punto di ingresso, come proposto da Gtsou.
Il gas russo raggiunge l’Europa attraverso tre rotte maggiori, quella Ucraina, da cui negli ultimi giorni stavano arrivando circa 95 mln mc/g, e le due rotte con la Germania, il Nord Stream 1 via Mar Baltico, su cui da prima della guerra i flussi sono rimasti e restano tutt’ora stabili intorno al massimo tecnico, a 170 mln mc/g, e il Yamal via Bielorussia e Polonia, che invece da dicembre è sostanzialmente fermo, per assenza di richiesta di capacità da parte di Gazprom e dei suoi clienti europei. A queste tre rotte va aggiunto il TurkStream, che raggiunge i Balcani attraverso il Mar Nero e la Turchia, spiega Staffetta Quotidiana.
Nel 2021 l’Europa ha importato dalla Russia circa un 40% del suo fabbisogno di gas. Quest’anno in particolare dopo l’attacco russo all’Ucraina, i Paesi europei hanno cercato di massimizzare gli apporti da fonti alternative, a cominciare dal Gnl e dal Nord Africa, ridimensionando, pur ancora in misura limitata, la quota russa.
