Secondo la circolare del Ministero della Salute – Dg Prevenzione sanitaria ‘Casi di Vaiolo delle scimmie. Aggiornamento sulla situazione epidemiologica e indicazioni per la segnalazione, il tracciamento dei contatti e la gestione dei casi”, sono 68 i casi confermati di vaiolo delle scimmie registrati in Stati membri dell’Unione europea e almeno 42 casi in fase di indagine. Al 23 maggio non si sono registrati casi di decesso.
Sono stati segnalati casi anche fuori dall’Europa: il 18 maggio 2022, il Canada ha segnalato 2 casi confermati e 20 sospetti tutti uomini e sottoposti a test di laboratorio a Montreal; un caso confermato a Boston, negli Stati Uniti, in un uomo adulto con una recente storia di viaggio in Canada e un caso probabile a New York. Il 19 maggio 2022, l’Australia ha segnalato 2 casi confermati, uno dei quali in un uomo con precedenti di viaggio nel Regno Unito. Il 20 maggio 2022, Israele ha segnalato un caso confermato e altri casi sospetti. Il 22 maggio la Svizzera ha segnalato un caso confermato con storia di viaggio in Europa.
Quanto è contagioso il vaiolo delle scimmie per i contatti stretti di persone infettate? “Dai focolai in Africa, il tasso di attacco secondario è stimato al 9-12% tra i contatti non vaccinati all’interno delle famiglie, tuttavia altre stime raggiungono il 50%, mentre nell’epidemia del 2003 negli Stati Uniti era pari allo 0%. Anche in assenza di viaggi in zone endemiche, si considera che la probabilita’ di un’ulteriore diffusione del virus attraverso un contatto stretto, ad esempio durante le attivita’ sessuali, e’ considerata alta”, precisa la circolare.
“Nell’attuale focolaio di Mpx umano, la natura delle lesioni presenti in alcuni casi suggerisce che la trasmissione sia avvenuta durante i rapporti sessuali. La trasmissione attraverso il contatto con la pelle intatta e’ meno probabile, ma non puo’ essere esclusa”. La trasmissione interumana, ricorda la circolare, “avviene attraverso il contatto stretto con materiale infetto proveniente dalle lesioni cutanee di una persona infetta, nonche’ attraverso droplet in caso di contatto prolungato faccia a faccia e attraverso fomiti. Inoltre, il virus puo’ essere trasmesso per contatto diretto con i fluidi corporei di una persona infetta, il contatto di mucose o cute non intatta con lesioni esantematiche aperte o con oggetti contaminati come fomiti o indumenti”.
La circolare indica anche che i contatti asintomatici “non devono donare sangue, cellule, tessuti, organi, latte materno o sperma mentre sono sotto sorveglianza”. La circolare specifica che i contatti “devono essere monitorati almeno quotidianamente per l’insorgenza di segni/sintomi per un periodo di 21 giorni dall’ultimo contatto con un paziente o con i suoi materiali contaminati durante il periodo infettivo. I sintomi includono mal di testa, febbre, brividi, mal di gola, malessere, astenia, eruzione cutanea e linfoadenopatia“. Durante i 21 giorni di sorveglianza i contatti di caso Mpx “devono evitare contatti con persone immunodepresse, donne in gravidanza e bambini di eta’ inferiore ai 12 anni“. Il tracciamento dei contatti, si sottolinea inoltre, “permette la rapida identificazione di nuovi casi, di interrompere la trasmissione del virus e contenere l’epidemia. Permette inoltre di identificare precocemente e gestire eventuali contatti a rischio piu’ elevato di sviluppare una malattia grave”. Nella ricerca dei contatti, si precisa, “vanno considerati diversi contesti, tra cui famiglia, posto di lavoro, scuola/asilo nido, contatti sessuali, assistenza sanitaria, trasporti, sport, incontri sociali e qualsiasi altra interazione ricordata. Gli elenchi delle presenze, le liste passeggeri, ecc. possono essere ulteriormente utilizzati per identificare i contatti”.
“La probabilità di trasmissione dell’infezione” da virus del vaiolo delle scimmie “agli operatori sanitari che indossino dispositivi di protezione individuale appropriati (camice monouso, guanti monouso, copriscarpe o stivali monouso, protezione respiratoria tipo Ffp2 e protezione degli occhi con occhiali o visiera) è molto bassa e la malattia ha un impatto stimato basso, il che porta a un rischio complessivo basso”, precisa la circolare del Ministero della Salute, che dà indicazioni su segnalazione, tracciamento dei contatti e gestione dei casi di monkeypox (Mpx). “La trasmissione agli operatori sanitari esposti a pazienti affetti da Mpx è possibile – è la premessa – dato il rischio di trasmissione di altri orthopoxvirus, come il vaiolo. In ambito sanitario, la prevenzione della trasmissione si basa su adeguate misure di prevenzione e controllo delle infezioni. Si ritiene che l’Mpx si trasmetta principalmente attraverso droplet e il contatto diretto con i fluidi corporei o il materiale delle lesioni”. Quindi “il rischio per gli operatori sanitari che hanno contatti ravvicinati non protetti con casi di Mpx (ad esempio contatto con lesioni aperte senza guanti, intubazione o altre procedure mediche invasive) è valutato come moderato, equivalente a quello di un contatto ravvicinato”. “L’esposizione professionale e l’infezione da orthopoxvirus sono state occasionalmente segnalate tra il personale di laboratorio che maneggiava campioni contenenti il virus – prosegue la circolare – Il rischio di esposizione professionale è stimato basso per il personale di laboratorio formato che segue procedure di biosicurezza adeguate“. Mentre “l’esposizione professionale non protetta in laboratorio, che comporta in particolare lo spandimento di materiale o l’aerosolizzazione con esposizione delle mucose, comporta un’alta probabilità di infezione e un rischio moderato di malattia (a causa della modalità di esposizione diretta alle mucose), pertanto il rischio per il personale di laboratorio esposto è valutato come elevato“.
“In specifici contesti ambientali ed epidemiologici, sulla base delle valutazioni delle autorità sanitarie, potrebbe essere richiesta l’applicazione di misure quarantenarie“, si legge ancora nella circolare.
La circolare prevede antivirali specifici da destinare a chi ha sintomi gravi nell’ambito di protocolli sperimentali e vaccinazione post esposizione per i contatti a rischio piu’ elevato. “La vaccinazione post-esposizione (idealmente entro quattro giorni dall’esposizione) puo’ essere presa in considerazione per contatti a rischio piu’ elevato come gli operatori sanitari, compreso il personale di laboratorio, previa attenta valutazione dei rischi e dei benefici. L’adozione di contromisure di tipo farmacologico, inclusi specifici antivirali – si sottolinea nella circolare – puo’ essere presa in considerazione nell’ambito di protocolli di uso sperimentale o compassionevole, in particolare per coloro che presentano sintomi gravi o che possono essere a rischio di scarsi risultati, come le persone immunodepresse”.
