Clima, il prof. Crescenti sull’innalzamento dei mari: “catastrofismo eccessivo e smentito dai dati”

Clima, il prof. Crescenti sull'innalzamento del livello dei mari: "dati smentiscono scenari catastrofisti dell'IPCC"

MeteoWeb

In un articolo pubblicato lo scorso 17 giugno su MeteoWeb, dal titolo “Livello del mare in aumento: entro il 2100 fino a 1 metro nel Mediterraneo, 72 cm a Venezia”, abbiamo riportato i risultati del Progetto Savemedcoast 2 relativo ai rischi costieri connessi all’aumento del livello del mare indotto dai cambiamenti climatici e dalla subsidenza costiera nel bacino del Mediterraneo. Il Progetto, coordinato dall’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), è finanziato dal Directorate General for Civil Protection and Humanitarian Aid Unions dell’Unione Europea.

Nel testo sono stati illustrati gli scenari possibili fino al 2100 del livello marino per le aree costiere dell’Italia, Grecia, Spagna, Francia ed Egitto. Entro tale data il livello del Mediterraneo, secondo lo studio, potrebbe aumentare da 60 a 100 cm, sempre a colpa del Riscaldamento Globale che metterebbe a rischio oltre 30 mila km quadrati di coste dove aumenteranno le aree sommerse.

Lo studio ha tenuto conto dei dati climatici forniti dall’IPCC (International Panel Climate Change), stimando l’innalzamento del mare nei diversi scenari cimatici forniti da questo importante organismo. Particolare attenzione è stata riservata alla città di Venezia. Per Uberto Crescenti, professore Emerito di Geologia Applicata dell’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti e Pescara, “è evidente che siamo in presenza di studiosi appartenenti alla categoria dei catastrofisti che tanta attenzione ricevono dai mass media e non solo. Devo rilevare che lo studio presenta molte lacune. In particolare:

  • I modelli climatici dell’IPCC, su cui si base tutta la architettura dello studio, non possono essere considerati validi sulla base di rigorose ricerche condotte da esperti di sicura attendibilità scientifica.

Cito Nicola Scafetta, professore di Fisica dell’Atmosfera presso la Università di Napoli, in particolare la sua intervista pubblicata su Meteoweb nell’aprile scorso in cui si dimostra la inattendibilità scientifica dei modelli dell’IPCCInoltre, riferisco di seguito l’opinione di Franco Prodi, professore ordinario di Fisica dell’atmosfera presso la Università di Modena, riportata negli atti del Convegno dell’Associazione Galileo 2001, dal titolo “Clima, Energia, Società” e pubblicata nel he producono scenari ma non sono nella condizione di rispondere alla richiesta della 2011 su 21mo Secolo, pp. 133-144: “È chiaro che adesso abbiamo dei modelli che producono scenari ma non sono nella condizione di rispondere alla richiesta della conoscenza del clima futuro. Quindi abbiamo degli anelli molto importanti che mancano nella catena della conoscenza del clima. Già perché si può dire che la scienza ha fatto il suo dovere quando può portare la spiegazione e la previsione. In materia della scienza del clima non abbiamo la spiegazione e non abbiamo la previsione”. Infine, credo sia utile ricordare l’opinione di Guido Visconti, professore ordinario di Fisica dell’Atmosfera dell’Università dell’Aquila, riferita in un articolo pubblicato su Le Scienze nel dicembre del 2007: “Sui grandi mezzi di informazione domina un atteggiamento catastrofista che si riassume in espressioni del tipo “cambiamento repentino del clima”. E il cambiamento repentino sarebbe, come spesso si legge, scientificamente previsto da potenti e rigorosi modelli matematici. Nel 1997 è iniziato negli Stati Uniti il lavoro del National Climate Extremes Committee (NCEC), che ha già sfalsato molte false credenze che impressionano il pubblico ma non hanno fondamenti scientifici concreti. Si sta insomma imboccando la via giusta per indurre politiche sensate. Queste poche righe di premessa sono essenziali per cogliere il senso delle mie osservazioni critiche sulle posizioni assunte dall’IPCC, illustrate nell’articolo “La Fisica del cambiamento climatico” a pag. 74. Nei documenti dell’IPCC, infatti, di Fisica ce né ben poca. In secondo luogo, è da precisare che l’IPCC non svolge ricerca scientifica vera e propria, ma svolge invece un’attività di rassegna di quella porzione della letteratura scientifica sul clima che è già allineata su tesi precedentemente enunciate proprio dall’IPCC. Un caso classico di autorefenzialità e di fabbrica del consenso: come ha infatti dimostrato un’analisi apparsa su Science nel 2004, nel periodo compreso fra il 1993 e il 2003 è stato molto difficile pubblicare articoli che sollevassero dubbi sulle tesi dell’IPCC. Il punto centrale è costituito dai modelli usati dall’IPCC, che non sono in grado di rappresentare bene il clima odierno, né tanto meno quello futuro”.

  • Non c’è correlazione certa tra aumento della temperatura ed aumento del livello marino, almeno così la storia geologica del nostro Pianeta ci insegna. In particolare, circa 20 mila anni fa il livello dell’Adriatico era più basso dell’attuale di circa 120-140 metri (Vai e Cantelli, Congresso Geologico Mondiale, Firenze 2.004). In pratica il Po sfociava circa davanti a Pescara. Tra 20 mila e 10 mila anni fa il livello del mare è risalito di circa 100 metri per poi portarsi all’attuale livello nei successivi 5-6 mila anni. La massima risalita, quindi, si è avuta in una fase fredda prima della fase calda olocenica, che è quella che stiamo vivendo.
  • Nel Periodo Caldo Medioevale (c.d. “PCM”, circa dal 900 al 1300) la temperatura era superiore di 1-3 gradi rispetto ad oggi. In tale fase calda è nota la colonizzazione della Groenlandia da parte dei Vichinghi, che abbandonarono successivamente la zona a seguito del raffreddamento del clima con l’instaurarsi della Piccola Era Glaciale. Per l’IPCC il PCM è indigesto, in quanto in tale periodo non si verificarono tutte le catastrofi che oggi ci vengono propinate, come appunto anche l’innalzamento del livello marino. Per l’IPCC il PCM è quindi considerato un fenomeno locale. Al contrario ricerche di tutto il mondo dimostrano l’esistenza generalizzata di questa fase calda (Kipp, 2009, The Medial Warm Period – a global phenomenon. Unprecedent data manipolation? Science Skeptical Blog).

Credo che quanto riferito debba essere preso in considerazione prima di fare proclami di catastrofismo climatico generalizzato“, conclude Crescenti.