I tropici potrebbero essere esposti a livelli di calore pericolosamente elevati quasi tutti i giorni e si prevede che le medie latitudini subiranno ondate di calore mortali ogni anno entro il 2100, secondo un articolo pubblicato online su Communications Earth & Environment. I risultati suggeriscono che le emissioni di CO2 dell’attività umana potrebbero determinare un aumento globale dell’esposizione a temperature estreme nei prossimi decenni, anche se il riscaldamento globale è limitato a 2°C, in conformità con l’accordo di Parigi.
Una serie di ondate di caldo mortali ha colpito le principali città negli ultimi dieci anni. Gli effetti del cambiamento climatico sulle ondate di caldo minacciano l’abitabilità di vaste aree della superficie terrestre se non si riducono le emissioni di gas serra. Le temperature molto elevate rappresentano una minaccia per la salute pubblica, con il caldo estremo che contribuisce a crampi da calore, esaurimento da calore e malattie croniche.
Per prevedere le variazioni medie globali di temperatura, concentrazioni di CO2 e umidità relativa, Lucas Vargas Zeppetello e colleghi hanno analizzato le previsioni dei modelli climatici globali, le proiezioni della popolazione umana e la relazione tra crescita economica ed emissioni di carbonio. Hanno stimato che c’è solo lo 0,1% di possibilità di limitare il riscaldamento medio globale a 1,5°C entro il 2100, in linea con l’obiettivo aggiornato dell’Accordo di Parigi sul clima. Invece, hanno previsto che il cambiamento delle temperature medie globali si avvicinerà probabilmente a 2°C entro il 2050. Hanno previsto che entro il 2100, molte persone che vivono nelle regioni tropicali, come l’India e l’Africa subsahariana, saranno esposte a livelli di calore pericolosamente elevati durante la maggior parte dei giorni di ogni anno tipico. Inoltre, ondate di caldo mortali, attualmente rare alle medie latitudini, potrebbero verificarsi ogni anno in questa regione, situata tra i due tropici e i circoli polari. Ad esempio, gli autori hanno previsto un aumento di 16 volte del verificarsi di pericolose ondate di caldo a Chicago, negli Stati Uniti.
Gli autori suggeriscono che senza misure di adattamento potrebbero esserci grandi aumenti nell’incidenza delle malattie legate al calore, in particolare negli anziani, in chi lavora all’aperto e negli individui con redditi più bassi; in quest’ottica sarebbero dunque necessari obiettivi più ambiziosi per ridurre le emissioni.
Nei prossimi decenni caldo pericoloso tre volte più spesso
A confermare l’aumento dei picchi di calore, anche un altro studio. I casi di “caldo pericoloso” nei prossimi decenni diventeranno prassi per gran parte del mondo, verificandosi almeno tre volte più spesso rispetto ad oggi, avverte la ricerca pubblicata sulla rivista Nature Climate Change e riassunto dai media Usa.
Per le latitudini medie della terra, le più ‘benestanti’ il mix di alta temperature e umidità equivalente a una temperatura percepita di 39,4°C dovrebbero verificarsi da 20 a 50 volte l’anno entro la metà del secolo. Entro il 2100, questo drammatico indice di calore potrebbe persistere per la maggior parte dell’estate in luoghi come il sud-est degli Stati Uniti, secondo lo studio. Per l’intera fascia tropicale, India compresa, sono previste da una a quattro settimane l’anno di caldo “estremamente pericoloso” in cui l’indice di calore percepito supera i 51 gradi Celsius.
