Squali e razze minacciate nel Mar Mediterraneo, comprese le specie in pericolo di estinzione, vengono catturati più frequentemente nelle aree marine protette che nelle aree non protette, suggerisce un documento di Nature Communications. I risultati evidenziano la necessità di una migliore gestione di queste aree per garantire risultati positivi di conservazione nelle aree marine protette.
Le aree marine protette e parzialmente protette sono promosse come strumento di conservazione per gli elasmobranchi – una sottoclasse di pesci che comprende squali e razze – che un tempo erano diffusi nel Mar Mediterraneo, ma hanno subito un calo a causa della pesca eccessiva. Gli impatti della pesca su piccola scala su queste specie sono in gran parte poco studiati nel Mediterraneo, con pochi dati sulla pesca disponibili a causa della mancanza di dispositivi di localizzazione sui pescherecci. È noto che la pesca su piccola scala, che rappresenta la maggior parte dei pescherecci operativi in questa regione, ha un impatto sugli elasmobranchi, ma resta difficile capire se le aree parzialmente protette del Mediterraneo proteggano queste specie.
Manfredi Di Lorenzo e colleghi hanno utilizzato il campionamento fotografico e l'analisi delle immagini per compilare un database che copre 1.256 operazioni di pesca su piccola scala in 11 località in Francia, Italia, Spagna, Croazia, Slovenia e Grecia. Hanno quindi utilizzato modelli statistici per dimostrare che le catture di specie minacciate erano maggiori nelle aree parzialmente protette rispetto alle aree non protette, suggerendo che la pesca su piccola scala potrebbe avere un impatto su queste specie.
Secondo gli autori le aree parzialmente protette svolgono un ruolo importante nella protezione degli elasmobranchi minacciati, ma sono necessarie misure di gestione aggiuntive e una maggiore conformità per preservare queste specie. Gli autori raccomandano di migliorare la gestione anche in altre aree del mondo in cui predominano queste attività di pesca.
