“Dal punto di vista idrico, la primavera e l’estate di quest’anno sono state disastrose. Su 14 mesi abbiamo raggiunto probabilmente il secondo valore minimo di piogge a livello centennale. Se non ci sarà un recupero a novembre e per ora i segnali non sono positivi, rischiamo che il prossimo anno inizi con tre stagioni di pioggia mancanti e con una crisi idrica gravissima non solo per il bacino del Po“. A lanciare l’allarme all’AGI è Claudio Cassardo, climatologo del Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Torino.
“L’inverno è una stagione che climatologicamente non presenta tante precipitazioni. Per dare sollievo alle nostre riserve idriche restano solo pochi giorni. Ma ancora siamo sotto l’Anticiclone africano”, aggiunge Cassardo. Inoltre, il rischio è che il forte caldo, all’arrivo di fronti freddi invernali, possa contribuire a innescare fenomeni temporaleschi, e non solo, estremi, in grado di provocare gravi danni, senza peraltro aiutare a risanare le riserve d’acqua del Paese. “Non possiamo fare previsioni a lunga scadenza, ma è sicuramente una possibilità – osserva Cassardo – se il raffreddamento non avverrà gradualmente, c’è effettivamente il rischio che si presentino questi eventi eccezionali”.
“Il risultato dal punto di vista delle riserve idriche sarebbe un effetto neutro, vale a dire che le piogge in questione, brevi e violente, non riuscirebbero a penetrare nei terreni inariditi, e da lì nelle riserve idriche. Ciò di cui abbiamo bisogno è una pioggia lenta e costante di quella che – seppur brevemente – si è presentata in Piemonte di recente. Se non l’avremo in misura sufficiente, la situazione idrica del bacino del Po e a livello nazionale sarà insostenibile”, ha concluso Cassardo.
