I cambiamenti dell’ENSO nel Pacifico in un clima che si riscalda

Clima: i cambiamenti della temperatura superficiale del Pacifico orientale potrebbero essere rilevabili entro il 2030, secondo un nuovo studio

La variabilità climatica naturale nel Pacifico è in gran parte governata dalla El Niño-Southern Oscillation (ENSO), che ha implicazioni importanti e di vasta portata per il clima e le società di tutto il mondo. ENSO alterna una fase calda, chiamata El Niño, e una fase fredda, chiamata La Niña. Precedenti ricerche hanno dimostrato che gli eventi ENSO possono avere caratteristiche distinte a seconda di dove si trovano le temperature calde o fredde, nel Pacifico equatoriale orientale o centrale. Tuttavia, quando e dove è prevista una maggiore variabilità nei cambiamenti ENSO e l’influenza del cambiamento climatico antropogenico su questi cambiamenti, rimane poco chiaro. 

Ora uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, suggerisce che si prevede che le differenze di temperatura della superficie dell’oceano nel Pacifico orientale, associate al cambiamento climatico antropogenico, saranno rilevabili entro il 2030, cioè fino a diversi decenni prima di quanto si pensasse in precedenza. I risultati possono informare lo sviluppo di politiche adeguate e strategie di risposta ai primi cambiamenti di temperatura del Pacifico orientale. 

Tao Geng, Wenju Cai e colleghi hanno analizzato circa 70 anni di dati ENSO dal 1950 in poi e hanno utilizzato alcuni dei modelli climatici più recenti per stimare quando sarà rilevabile una maggiore variabilità ENSO nel Pacifico orientale o centrale. Hanno scoperto che i cambiamenti di temperatura associati ai cambiamenti climatici saranno probabilmente rilevabili intorno al 2030 nel Pacifico orientale, quattro decenni prima del previsto.  

Inoltre, si prevede che il segnale emergerà prima nel Pacifico orientale rispetto a quello centrale, spinto dal riscaldamento più rapido di questa regione e quindi da un maggiore aumento delle precipitazioni. Gli sforzi di mitigazione e adattamento relativi all’ENSO, quindi, devono considerare la diversità nella risposta di ciascun regime ENSO al riscaldamento dell’effetto serra, concludono gli autori dello studio.