All’alba del 7 dicembre 1941, il Giappone infligge un duro colpo agli Stati Uniti: al grido di battaglia “Tora, tora, tora” due ondate di bombardieri e aerosiluranti giapponesi attaccano, senza preavviso, la flotta americana ormeggiata nella baia di Pearl Harbor nelle isole Hawaii.
La parola “tora”, in giapponese, significa letteralmente “tigre”, ma in questo caso è un acronimo derivante da totsugeki raigeki (letteralmente “attacco lampo”).
Con l’apertura dello scacchiere del Pacifico, la Seconda Guerra diventa realmente “Mondiale”.
Attacco di Pearl Harbor, in soli 90 minuti persero la vita oltre 2500 soldati
La base navale di Pearl Harbor a Oahu, una delle otto isole principali delle Hawaii dove era stanziata la Flotta del Pacifico della marina militare statunitense, fu colpita dai proiettili sferrati da decine di aerei da guerra giapponesi. Si trattava di un’azione offensiva nipponica, l’”operazione AI”, che prevedeva l’attacco a sorpresa agli americani e che, come principale conseguenza, portò all’entrata in guerra degli Stati Uniti, che fino a quel momento avevano deciso di non entrare a far parte in qualità di belligeranti degli schieramenti contrapposti nella Seconda Guerra Mondiale.
Con l’attacco alla base navale principale della Flotta del Pacifico della marina statunitense, la quale ha ancora oggi sede a Pearl Harbor, il Giappone aveva l’obiettivo di rendere gli Stati Uniti incapaci di reagire agli altri attacchi previsti nelle colonie in Indocina e nelle Filippine, aree fondamentali e strategiche per il rifornimento nipponico delle materie prime.

L’attacco fu dunque un triste successo per i giapponesi, ma risvegliò l’ira del colosso statunitense, che entrando in guerra cambiò le sorti del conflitto e il futuro del mondo, sbaragliando il Giappone in quello oceano Pacifico nel quale aveva subito dolorose perdite.
