Crisi energetica in Ungheria: col caro bollette chiudono teatri, stadi e ristoranti

Bollette troppo alte per la crisi energetica e inflazione in Ungheria costringono molte attività a chiudere i battenti

La crisi energetica inizia a fare sentire i suoi effetti su teatri, biblioteche, musei, piscine, ristoranti, piccoli alberghi e anche stadi di calcio in Ungheria. In tanti sono costretti a chiudere i battenti, soprattutto in provincia, a causa dei costi troppo alti del riscaldamento per via delle bollette troppo alte. I clienti, inoltre, non possono più permettersi le attività di sempre, alla luce dell’inflazione del 22% che sugli alimenti pesa fino al 40%. Una situazione senza precedenti in Ungheria che sta creando molti problemi, così come in altri Paesi europei. 

Nella città di Szekesfehervar, capoluogo a 60 chilometri da Budapest, la squadra di calcio di serie A nel campionato ungherese non ha più accesso al suo stadio, costruito nel 2018 con i soldi accordati dal governo, per l’ordine del sindaco. “Non possiamo pagare in futuro il costo dell’illuminazione di sera per le partite”, viene spiegato. A Sopron e Kecskemet, due altri capoluoghi, il teatro funziona ancora, ma gli spettatori siedono in sala col cappotto ad una temperatura che non arriva ai +18°C. “Ci si riscalda un po’, se siamo in molti“, ha detto il direttore.