La Lombardia chiude il 2022 con una pesante eredità, lasciata dall’emergenza idrica estiva, che vede mancare all’appello circa il 30% dell’acqua, 900 milioni di metri cubi, sul totale delle riserve di cui dispone in media la regione in dicembre. Il deficit è tale che, ha dichiarato a Nova Paola Parravicini del Servizio IdroMeteo di Arpa Lombardia, per quanto sia presto per poter fare previsioni, ciò che si può rilevare fino a ora è che difficilmente basteranno delle precipitazioni nella media, come quelle del mese in corso, per compensare il deficit delle riserve regionali.
“La precipitazione del mese di dicembre – ha evidenziato l’idrologa di Arpa – è già in media, novembre è stato sotto media, ottobre pure e settembre circa in media. Considerando però che il mese precedente in media era stato novembre 2021, avere una precipitazione nella media non ci basterà. Se vogliamo arrivare in aprile, all’apertura della stagione irrigua, con una situazione prossima a quella che è la media del periodo, la precipitazione invernale dovrà essere superiore. Naturalmente gli invasi non sono direttamente collegati alle precipitazioni. Ovvio che se piove si riempiono, ma hanno anche una questione di gestione”.
Stando ai dati di Arpa Lombardia, infatti, se tra il 2006 e il 2020 in media a metà dicembre il totale di metri cubi d’acqua regionali era di 2700 milioni, oggi ci si aggira intorno ai 1800, di cui circa un migliaio di manto nevoso, 500 negli invasi artificiali e i restanti contenuti nei grandi laghi lombardi. Nello specifico il deficit, ha evidenziato Parravicini, “è attualmente del 14% circa per quanto riguarda il manto nevoso, del 30% per gli invasi e del 56% per i grandi laghi”.
“Dobbiamo tutti entrare nell’ottica che è necessario adeguare le nostre attività, nel senso che è necessario superare il concetto, comune in Lombardia e nel Nord Italia, di avere acqua in abbondanza per tutti: per l’idroelettrico, per l’agricoltura e per il turismo”, ha commentato a Nova, alla luce dell’attuale situazione, l’assessore alla montagna e ai piccoli comuni della Regione Lombardia, Massimo Sertori, al lavoro da quest’estate sugli invasi alpini per arginare i danni inferti dalla siccità e, soprattutto, per arrivare al 2023 con la maggior preparazione possibile. “Qualcosa – ha sottolineato Sertori – dovremo sacrificare, o meglio un po’ tutti, nei diversi comparti, dovremo fare dei sacrifici e gestire in modo condiviso la risorsa avendo chiaro che ci sono priorità di utilizzo, tra queste sicuramente l’agricoltura”.
Tuttavia, nonostante l’annata nera, alcuni inverni hanno presentato situazioni di partenza ben peggiori. È indicativo infatti che, come ha sottolineato Parravicini, “paradossalmente l’anno scorso“, in questo stesso periodo, “eravamo messi peggio, quasi del 40% sotto la media, perché non avevamo ancora la neve, eravamo partiti con il calcolo della neve questa settimana, mentre quest’anno siamo partiti con due settimane di anticipo e ne avevamo già di più”. Tutto, in definitiva, “dipenderà da quanta precipitazione avremo nei prossimi mesi, perché comunque come abbiamo visto dalle analisi del 2015 e 2017, le crisi idriche hanno genesi molto diverse. Possiamo avere inverni normalmente piovosi e poi estate siccitose e calde, oppure il contrario o, come l’anno scorso, sia inverno siccitoso che estate con piogge sotto la media”, ha concluso Parravicini.
A livello economico, ha ricordato Sertori, in Lombardia sono stati stimati danni da siccità “per circa 417 milioni di euro, pari a quasi il 45% del valore delle produzioni andato perso, e riguarda oltre 9000 aziende agricole“. A conseguenza di ciò, il tavolo regionale per l’utilizzo in agricoltura della risorsa idrica è diventato permanente “allo scopo di mantenere sempre in atto il monitoraggio delle disponibilità idriche con i principali utilizzatori e poter adottare, in modo condiviso, eventuali correttivi nella gestione delle risorse in un’ottica ‘monte-valle’ in base all’andamento della disponibilità“. In particolare, ha concluso Sertori, “è stata data indicazione ai gestori della regolazione dei grandi laghi (il Consorzio del Ticino, il Consorzio dell’Adda il Consorzio dell’Oglio e l’AIPo che gestisce per conto della regione il lago d’Idro e il Lago di Garda), di adottare una gestione ‘cautelativa’ dei livelli e delle erogazioni al fine di evitare di trovarsi a febbraio con i laghi troppo ‘vuoti'”.
