Le scoperte scientifiche e le invenzioni sono sempre meno dirompenti: lo studio

L'analisi di milioni di studi e brevetti degli ultimi 60 anni mostra che le scoperte scientifiche e le invenzioni hanno rallentato nel tempo

Non ci sono più le grandi scoperte e invenzioni di una volta: nonostante l’aumento esponenziale delle conoscenze registrato negli ultimi decenni, i progressi della scienza e della tecnologia sono sempre meno dirompenti. Lo indica l’analisi di 45 milioni di articoli scientifici e 3,9 milioni di brevetti degli ultimi 60 anni, pubblicata sulla rivista Nature dai ricercatori dell’Università dell’Arizona.  

Gli studiosi, guidati da Russell Funk, hanno valutato studi e brevetti in base a un indice (CD index) che misura come la loro pubblicazione abbia influito sulle citazioni fatte nei cinque anni successivi. In questo modo, è possibile capire se il loro contributo è andato a rafforzare teorie e conoscenze già esistenti o se è stato in grado di sconvolgere lo status quo spingendo la scienza e la tecnologia verso nuove direzioni (così come è accaduto in passato per grandi innovazioni come l’invenzione della radio o la scoperta della doppia elica del Dna). I risultati dimostrano che si sta verificando un lento declino in tutte le discipline. 

Per le scoperte, il calo del CD index tra il 1945 e il 2010 va dal 91,9% delle scienze sociali al 100% della fisica; per i brevetti invece, il calo tra il 1980 e il 2010 va dal 78,7% dei computer al 91,5% registrato in campo farmaceutico e medicale. Per quanto riguarda le scoperte, dal 1980 a oggi il declino è stato più marcato e persistente nel campo delle scienze sociali e della tecnologia, meno per quanto riguarda le scienze della vita, la fisica e la biomedicina. I ricercatori e gli inventori, inoltre, basano il loro lavoro su conoscenze sempre più ristrette, per effetto dell’iperspecializzazione.

Diverse le possibili spiegazioni di questo generale ‘intorpidimento’. La più semplice è che forse le innovazioni più dirompenti sono già state prodotte e restano da fare solo quelle minori. Secondo gli autori dello studio, però, bisogna anche considerare il modo in cui viene portata avanti la scienza oggi. Gli studiosi sono sempre più occupati a studiare la mole crescente di nuove conoscenze che vengono continuamente prodotte, e dunque hanno meno tempo per provare a spingere più in là il limite; d’altra parte, sono sempre più condizionati da una politica della ricerca che premia chi pubblica di più. “Se hai il pensiero di dover pubblicare un articolo dopo l’altro – afferma uno degli autori dello studio, Michael Park – hai meno tempo per guardare più in profondità e pensare ai grandi problemi che possono portare a innovazioni davvero dirompenti”.