A 62 anni dal volo di Gagarin, andare in orbita “fa sentire uniti” e “una volta che sei fuori dalla Terra, ti senti solo un rappresentante del genere umano”. Parola di un veterano dello spazio come Paolo Nespoli. Commentando il significato della Giornata internazionale dedicata dalle Nazioni Unite al volo umano, l’ex astronauta osserva che “una volta che si è in orbita, fuori dalla propria casa, si cerca di espandere i limiti della conoscenza”.
Per Nespoli, “che tu sia russo, americano, giapponese o europeo, quando sei nello spazio ti senti un emissario del genere umano“, ed è qualcosa che va al di là dei conflitti che avvengono sulla Terra, come dimostra il fatto che “i programmi sulla Stazione Spaziale vanno avanti”, con russi e americani che continuano a collaborare.
Se il 12 aprile è una sorta di festa nazionale per la Russia, dove si celebra il Giorno dei cosmonauti, per gli Stati Uniti è anche la data del lancio del primo Space Shuttle, il Columbia, che ha debuttato nel 1981. Ma “per tutti – dice Nespoli all’ANSA – il volo spaziale ha un valore simbolico altissimo: ci fa sentire uniti. Lo spazio è anche una meta per il futuro: guardiamo avanti per continuare a esplorare l’universo, in una sfida continua”. Certamente l’arrivo dei privati sta portando novità: per esempio, “le aziende hanno capito che nello spazio c’è modo di fare del commercio“, a partire dal turismo spaziale. C’è ancora un po’ di confusione: “siamo appena agli inizi, ma sono sicuro che con il tempo le cose si chiariranno”.
