Nei giorni scorsi, si è tenuto un importante convegno tecnico-scientifico sugli aspetti geologici, sismici e normativi di opere infrastrutturali complesse nell’area dello Stretto di Messina, organizzato dal Consiglio Nazionale dei Geologi. Si è parlato anche, ovviamente, del Ponte sullo Stretto, tornato di nuovo al centro delle discussioni politiche. Nelle scorse ore, anche il geologo calabrese Domenico Belcastro ha espresso il proprio parere persone sull’opera, ricordando “un importante congresso organizzato anni orsono e alcune valutazioni importanti che ne seguirono“.
Terremoti
In un lungo e dettagliato post su Facebook, Belcastro, la cui attività è incentrata nel campo della geotecnica, delle frane, della geologia applicata alla realizzazione di grandi infrastrutture, ha spiegato che “il ponte rappresenterà la struttura a campata unica più lunga del mondo, 3300 m, con una luce libera oltre 1 km più lunga di quella del ponte sullo stretto dei Dardanelli, in Turchia, e, soprattutto, di quello di Akashi, in Giappone, costruito per resistere a scosse fino a 8,5 gradi”. “Questo ponte giapponese subì una violentissima scossa, pari a 6,8 gradi, durante la sua costruzione; le torri erano già realizzate e le stesse non subirono alcun danno, mentre si spostarono, però, di 120 cm. Da premettere che a Kobe, nelle immediate vicinanze, la scossa provocò circa 6000 morti. Un collaudo naturale certamente di successo, ma che, ripetiamo, riguarda un ponte con campata unica di 2000 m, circa 1300 m più corto di quello previsto per Messina”.
“Il sisma più forte mai registrato nell’area dello Stretto (1908) è stato pari a 7,1 gradi; il ponte è stato progettato per resistere a scosse fino a 7,6. A livello scientifico, dopo il sisma dell’Aquila (2009) sono stati compiuti importanti passi avanti nella determinazione delle accelerazioni massime previste per un sisma. Mentre prima si riteneva che in roccia litoide i valori massimi di accelerazione erano intorno a 0,1g, oggi si è valutato che questi valori possono raggiungere anche 0,35g e, in particolari condizioni geologiche e/o topografiche, possono raggiungere valori anche di 0,6-0,7 g!“, continua Belcastro.
Ma qual è la pericolosità sismica nell’area dello Stretto?
“Premesso che parliamo di un livello tra i più alti dell’area mediterranea, diciamo che di recente è stata individuata la faglia responsabile del sisma del 1908, una faglia transtensiva, cioè a componente sia distensiva che trascorrente, dove la componente distensiva tende ad allontanare la Sicilia dalla Calabria ad una velocità di circa 3,5 mm/a; ciò avviene con il contributo di tutto un sistema di faglie secondarie distribuite lungo il fondale, tutte prevalentemente distensive. La faglia principale, individuata sul fondo, presenta, ad oggi, un rigetto (dislivello) di circa 80 m; di questo valore pare che il sisma del 1908 abbia contribuito all’abbassamento per circa 4 m; tale è stato l’abbassamento del blocco calabro rispetto al siculo con il sisma del 1908. Questa faglia rappresenta parte di un sistema che in 130 mila anni ha portato Aspromonte e Peloritani a staccarsi ed allontanarsi. È un sistema lungo 35 km che corre e prosegue all’interno della penisola calabra. Ma la cosa interessante è che sotto questo sistema affiorante sul fondale dello Stretto esiste un secondo sistema coattivo, poco sismico, ma che contribuisce significativamente all’attività del primo, favorendone i movimenti e le dislocazioni, accompagnati da accumuli e scarichi energetici che provocano sismi continui con elevata possibilità di eventi violenti. Insomma i due punti di impianto delle torri, sponda sicula e sonda calabra, si muovono in continuazione, anche senza generare sismi, e si muovono allontanandosi al ritmo di 3,5 mm anno, con brusche impennate che possono portare a salti verticali di qualche metro, come già successo”, spiega il geologo.
Ma può l’ingegneria gestire movimenti latero-verticali così elevati?
“Gli ingegneri dicono che l’impalcato sarà costituito da una serie di giunti mobili che, vista la lunghezza molto elevata dello stesso, potranno adeguarsi a spostamenti stabili e definitivi anche di qualche metro tra le due sponde opposte, proprio grazie all’elevata lunghezza dell’impalcato unico, 3300 m, che consente un graduale e progressivo adeguamento meccanico dei giunti stessi, che avverrebbe ovviamente con la chiusura del ponte per un breve periodo”.
E le oscillazioni sismiche dovute all’evento sismico nell’immediato?
“Anche qui l’ingegneria parla di strutture, torri, fondazioni, impalcato, con elevato periodo di oscillazione e bassa frequenza, cioè la struttura del ponte reagirebbe alla forte accelerazione impressa dal moto del suolo oscillando a sua volta ma con un moto molto più lento e duraturo (lungo periodo), che potrebbe durare anche diversi minuti, assecondando e smorzando cosi il treno di onde trasmesso dal suolo alla fondazione. Ovviamente, oltre alla struttura, costruita con queste caratteristiche, un ruolo importante sarà giocato dai dissipatori di energia, che saranno concentrati proprio all’interno della struttura fondale”, continua Belcastro.
Ed il problema del vento, che spira invece costantemente, con raffiche che possono raggiungere anche i 150km/ora, e con vortici verticali anch’essi improvvisi e molto forti?
“Anche qui l’ingegneria ci dice che studi approfonditi sono stati condotti dal Politecnico di Milano nella “galleria del vento“, anche per altri ponti a campata unica esistenti in Asia, che hanno portato a prevedere una struttura aerodinamica in tutte le direzioni dello spazio, con aperture, vuoti e sdoppiamento degli impalcati studiati in maniera da incanalare vento e vortici provenienti da tutte le direzioni nel senso della stabilizzazione della struttura verso il basso (direzione finale prevalente verso le fondazioni). Tutti questi accorgimenti riguarderanno anche l’imponente struttura di ancoraggio dei cavi, che sarà costituita da un volume lungo 100 m e profondo 70 m da dove si dipartiranno 45000 cavi, molto elastici, la cui tensione potrà essere regolata, oltre che per la variabilità del flusso di carico, anche per assecondare gli spostamenti stabili dovuti ad un forte sisma. Un ponte molto flessibile, quindi, un “buon incassatore” nei confronti dei violenti colpi inferti dai moti di vibrazione del sistema di faglie ma soprattutto in grado di adeguarsi, proprio grazie alla sue elevata lunghezza libera, ai movimenti differenziali delle sue sponde!”, spiega il geologo.
Ma quanti anni potrà durare una così colossale opera d’ingegneria mondiale ? E che impatto avrà sull’ambiente, sull’ecosistema e, soprattutto, dal punto di vista socio-economico, sulla Calabria?
“Ci sono precisi studi anche su questo ma ciò che, forse, non è stato detto, è l’aspetto motivazionale che potrebbero avere, soprattutto i giovani, sfruttando con orgoglio quest’opera di altissima ingegneria facendone una risorsa, un vessillo, un’arma per affrontare una volta per tutte l’isolamento economico finanziario del mezzogiorno e rilanciare l’adeguamento delle infrastrutture, la messa in sicurezza del territorio, lo sviluppo del turismo. Avere anche l’attenzione dei media è importante, e, visto che di quest’opera sembra non si possa fare più a meno, utilizziamola come treno per lo sviluppo di questa terra alquanto disgraziata, in preda ad un’emigrazione senza limite, senza futuro è destinata ad un declino ormai inevitabile”, conclude il geologo Belcastro.
