Un’attività spontanea, innata, a cui tutti sin da piccoli siamo stati abituati subito a fare, sta in realtà risentendo di una certa pigrizia, soprattutto di chi abita in città. Il tablet, le poche occasioni per giocare liberi in piazza, la preoccupazione dei genitori di lasciarli soli in spazi aperti sta trasformando lo stile di vita di bambini e adolescenti. Decisamente più sedentario. Le conseguenze sono visibili: quando corrono i bambini sono meno coordinati rispetto ai loro genitori o nonni.
“I ragazzi che fanno agonistica, diminuiti negli anni, sono in realtà migliorati nelle prestazioni. Ma rappresentano una nicchia. Tutti gli altri per lo più sono poco coordinati nella corsa, ma anche quando camminano sono meno scattanti, hanno meno flessibilità, meno destrezza, meno sincronismo dei movimenti. Alcuni camminano senza muovere le braccia. Sembrano robot”. Tonino Andreozzi, vice direttore tecnico per la nazionale under 23, 20, 18 della Fidal ed è da quarant’anni nel mondo dell’atletica. Spesso manca un passaggio importante, cioè la corsa spontanea, il gioco all’aperto. Acquisire prima di tutto le competenze di base è fondamentale per poi svolgere compiti motori più complessi.
Rinunciando alla corsa i bambini e i ragazzi perdono qualcosa di prezioso. L’attività aerobica migliora le capacità cardiovascolari e il metabolismo degli zuccheri; rafforza i muscoli, migliora umore e sonno. Aiuta la memoria e la concentrazione. I bambini sotto i dieci anni che praticano attività ludico-motoria hanno infatti maggiore capacità di problem solving, memorizzazione e sono più attenti a scuola, rispetto a quelli sedentari. Questo perché sviluppano maggiormente l’ippocampo, la parte del cervello deputata a memoria e senso dello spazio.
