Piccoli progressi a favore dei Paesi poveri ma nulla di veramente rivoluzionario. Dopo due giorni di lavori con oltre una quarantina di leader mondiali, si è chiuso a metà giornata il summit informale di Parigi per un nuovo patto finanziario mondiale promosso da Emmanuel Macron. Nella conferenza stampa conclusiva, il Presidente francese si è rallegrato per il “completo consenso” sulla necessità di una “profonda riforma” del sistema finanziario mondiale.
“La lotta contro le ineguaglianze e la lotta per il pianeta troveranno risposte solo attraverso l’unità della comunità internazionale“, ha avvertito Macron, al termine del summit a cui partecipavano, tra gli altri, il brasiliano Lula et il saudita Mohammed ben Salman. Macron ha annunciato stanziamenti per 100 miliardi di dollari destinati a sostenere la transizione ecologica nei Paesi in via di sviluppo e la creazione di un fondo per la biodiversità’ e la protezione delle foreste.
Macron si è anche detto “favorevole ad una tassa internazionale sul trasporto marittimo perché è un settore che non è tassato”. L’auspicio del Presidente francese è che la questione possa venire discussa alla prossima riunione dell’Organizzazione marittima internazionale (Omi) a inizio luglio. L’Eliseo parla di 22 Paesi a favore (tra cui Danimarca, Grecia, Vietnam e Nuova Zelanda), insieme alla Commissione Ue. Ma il consenso non è ancora a portata di mano. “Se la Cina, gli Usa e diversi Paesi europei chiave che hanno grandi imprese nel settore non seguono, allora avremo una tassa senza effetto“, ha affermato Macron.
Durante gli incontri, la Banca Mondiale si è impegnata ad includere ai suoi accordi con i Paesi poveri una nuova clausola di sospensione di pagamento del debito in caso di catastrofe. Da mesi, il Premier di Barbados, tra i Paesi più esposti ai rischi del cambiamento climatico, spingeva in tal senso. “E’ una buona giornata, perché quasi tutti hanno accettato le clausole di catastrofe naturale“, ha detto ieri sera intervistata dalla France Presse, prima di un concerto per il clima dinanzi alla Tour Eiffel. Il Fondo monetario internazionale (Fmi), inoltre, ha annunciato di aver raggiunto l’obiettivo di mettere a disposizione 100 miliardi di dollari in diritti speciali di prelievo (Dsp) per le nazioni vulnerabili.
La rete internazionale di Ong Climate Action Network (CAN) critica tuttavia un summit che fa “del nuovo con l’usato“, bocciando una possibile sospensione dei rimborsi “piuttosto che il completo annullamento del debito”. Da parte sua, l’Ong One parla di “progressi incoraggiante ma c’è ancora un lungo cammino prima di un reale ‘new deal’“.
Tra gli altri passi positivi annunciati a Parigi, gli aiuti al Senegal per uscire dalle energie fossili e l’alleggerimento del debito dello Zambia dopo il default di pagamento del 2020.
Il summit puntava ad un “sussulto di solidarietà” dei Paesi ricchi nei confronti dei Paesi più vulnerabili posti oggi dinanzi a bisogni immensi – da migliaia di miliardi di euro – per affrontare problemi legati al clima e alla povertà. L’altra grande ambizione è riformare l’architettura finanziaria internazionale, modificando le missioni di Fmi e Banca Mondiale, che risalgono agli accordi di Bretton Woods del 1944.
