Emilia Romagna, comitato contro la seggiovia del Corno alle Scale: “Necessari ripensamenti”

Dopo il via libera del Tar dell'Emilia-Romagna alla nuova seggiovia al Corno alle Scale, il comitato contrario all'opera non si arrende e continua a dare battaglia

Dopo il via libera del Tar dell’Emilia-Romagna alla nuova seggiovia al Corno alle Scale, il comitato contrario all’opera non si arrende e continua a dare battaglia. A maggior ragione dopo le frane e l’alluvione del maggio scorso, sostengono le associazioni dei cittadini, sono necessari “radicali ripensamenti”. Per questo, annuncia il comitato, “prima di ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar, abbiamo ritenuto di chiedere un incontro al presidente Stefano Bonaccini e agli assessori competenti per confrontarci intorno ai progetti che riguardano l’Appennino bolognese, e il Corno alle Scale in particolare, alla luce di quanto accaduto”.

La lettera con la richiesta di incontro è stata inviata il 30 giugno scorso, ma “ad oggi non ci è pervenuta alcuna risposta- lamenta il comitato- questo silenzio ci lascia amareggiati e preoccupati, perché testimonia il disinteresse degli amministratori regionali a imparare dai fatti e da altri sguardi, tra cui il nostro, nonostante il Comitato e le associazioni che lo costituiscono rappresentino una parte rilevante della società e contengano al loro interno significative competenze”.

Nella missiva alla Regione, il comitato ‘Un altro Appennino è possibile’ parla di “motivazioni inadeguate sotto vari profili” da parte del Tar. Per questo, il comitato “non intende abbandonare la proposta culturale e politica per cui si è mosso”. L’alluvione del maggio scorso, affermano le associazioni dei cittadini, impone “a tutti un grande impegno e una forte convergenza per sanare le ferite. Ma la ricostruzione, per non essere cieca, richiede una profonda riflessione e radicali cambiamenti”.

Secondo il comitato che si batte contro la nuova seggiovia al Corno alle Scale, “è necessario rivedere le strategie di tutela del territorio, abbandonando definitivamente attività che appaiono sempre più anacronistiche e addirittura fallimentari. A maggior ragione quando sono attività che vivono sulla immissione di denaro pubblico”. In Italia, segnala il comitato, “vi sono oltre 200 siti sciistici sotto i 2.000 metri abbandonati. Cattedrali nel deserto che testimoniano già oggi, se ancora ve ne fosse necessità, quanto l’idea della colonizzazione della neve e lo sfruttamento della montagna in quell’unica direzione sia stata anche devastante ed oggi non più sostenibile”.

Cosa in futuro porterà il cambiamento climatico “è certo- incalza il comitato- ce lo dice la scienza, al di là di ogni ragionevole dubbio”. Per questo, come cittadini dell’Appennino bolognese “sentiamo questa responsabilità e vogliamo farcene carico”. Da qui la richiesta di incontro a Bonaccini e agli assessori regionali coinvolti nel progetto, “prima di procedere a ulteriori iniziative” contro la seggiovia, per “verificare se quanto avvenuto in maggio in Emilia-Romagna e le criticità presenti e pregresse della montagna possano indurre l’amministrazione regionale a una modifica di orientamenti e di priorità, con particolare riferimento agli interventi per il rilancio dell’Appennino bolognese”.