È in corso l’audizione in IX Commissione – Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare al Senato dei rappresentanti dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile – ENEA. Segna l’avvio dell’indagine conoscitiva sugli effetti del cambiamento climatico in agricoltura annunciata nei giorni scorsi dal senatore Luca De Carlo.
“Il settore agroalimentare è sottoposto a una serie di sfide a cui deve rispondere. E’ il settore economico più soggetto agli effetti diretti dei cambiamenti climatici in atto“, quindi “temperatura e precipitazioni” ed “è chiamato a sviluppare strategie e misure per contrastarli e prevenirli e, nello stesso tempo, adattarsi alla situazione che cambia aumentando la resilienza complessiva del sistema“: è quanto ha affermato Nicola Colonna della divisione Biotecnologia e Agroindustria di Enea in audizione in commissione Industria e Agricoltura del Senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva. “Attraversiamo una fase di innovazione e modifica dei modi di produrre e la transizione verso un modello di agricoltura adattato al nuovo contesto oggi è necessaria, possibile e urgente“. “Necessaria per affrontare le sfide ambientali e quelle della sicurezza alimentare, possibile per le conoscenze accumulate e le tecnologie e soluzioni disponibili“, ma anche “urgente per la velocità e l’estensione dei fenomeni osservati e per gli obiettivi da raggiungere“.
“La filiera agricola è molto lunga e complessa e vede diversi attori coinvolti. Dobbiamo, quindi, preoccuparci degli effetti che ha anche in altre parti del pianeta perché noi siamo netti importatori di tutta una serie di materie prime che poi trasformiamo. Quindi dipendiamo dagli effetti dei cambiamenti climatici e dall’estensione degli stessi in altri contesti,” ha proseguito Colonna. “L’uomo ha trasformato profondamente l’ambiente naturale e ha creato gli agroecosistemi che noi oggi conosciamo per massimizzare la produzione di cibo. Si passa quindi, ad esempio, da un sistema più naturale possibile come il pascolo a quello più artificiale, come le serre. In mezzo ci sono una serie di ‘agricolture’ diverse. La qualità delle nostre produzioni è figlia di questa complessità pedologica, dei nostri suoli e dei microclimi. Ecco allora che gli effetti dei cambiamenti climatici saranno diversi“. Non esiste, quindi, “una sola agricoltura, ma diversi modelli più o meno in equilibrio con le condizioni climatiche di una specifica area o regione“.
“In questo momento per la nostra agricoltura, quella mediterranea, ci sono alcuni elementi chiave da tenere in considerazione. A partire dall’incremento delle temperature minime e massime e lo stiamo osservando in questi giorni,” ha sottolineato Colonna. “Poi c’è l’incremento dell’evapotraspirazione, cioè dell’evaporazione dell’acqua dai suoli e della traspirazione da parte delle piante che le pone in condizioni di stress“. Infine, ha spiegato Colonna, “ci sono poi le variazioni stagionali delle precipitazioni e della loro intensità con marcate riduzioni o eccesso in alcune aree“, come accaduto “in Emilia Romagna“.
