L’alluvione del Polesine del 14 novembre 1951 fu un evento catastrofico che colpì gran parte del territorio della provincia di Rovigo e parte di quello della provincia di Venezia, causando circa cento vittime e più di 180.000 sfollati. Le cause dell’alluvione furono da ricondurre a un’intensa ondata di maltempo che colpì la regione per diversi giorni. Le piogge incessanti provocarono un aumento del livello del fiume Po, che alla fine ruppe gli argini in tre punti, tra Canaro e Occhiobello. Le acque del fiume invasero rapidamente le campagne e i centri abitati, distruggendo case, ponti e strade. La popolazione, presa alla sprovvista, fu costretta a fuggire in massa.
Il bilancio dell’alluvione fu drammatico: 101 persone persero la vita, 7 risultarono disperse e oltre 180mila furono costrette a lasciare le proprie case. I danni materiali furono ingentissimi: 1.200 chilometri quadrati di terreno furono sommersi, 4.000 case furono distrutte e 14.000 aziende agricole furono cancellate.
L’alluvione del Polesine fu un evento che segnò profondamente la storia della regione. La ricostruzione fu lunga e difficile, ma la popolazione del Polesine seppe superare la tragedia e ricostruire il proprio futuro.
