Mar Mediterraneo inclinato: 20cm in più verso le coste africane

Lo dice la Journal of Marine Science and Engineering, raccontando uno studio di scienziati italiani e tedeschi

Gli antichi Romani lo chiamavano Mare Nostrum, il nostro mare, per sottolineare quanto fosse importante per ciò che offriva loro: cibo e possibilità di esplorare il mondo circostante. Ai giorni nostri risulta ancora una fonte di sostentamento importante per coloro che ci abitano intorno. Con i suoi 2,5 milioni di km² e 46000 km di coste custodisce un immenso patrimonio di biodiversità che attira, da sempre, gli studiosi curiosi che amano scoprirne i segreti. Uno di questi è stato recentemente rivelato: il Mar Mediterraneo è inclinato!

Verso le coste africane il livello è più alto di circa 20 centimetri rispetto a quelle settentrionali. A fornire una prima spiegazione di questa inclinazione e della variabilità intrinseca del Mediterraneo è uno studio appena pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Marine Science and Engineering da scienziati dell’Università Ca’ Foscari Venezia, dell’Università Parthenope di Napoli e dell’Alfred Wegener Institute di Bremerhaven.

La spiegazione del professor Rubino

Il gruppo di fisici ed oceanografi coordinato da Angelo Rubino, professore di Oceanografia e fisica dell’atmosfera a Ca’ Foscari, ha studiato il comportamento del Mar Mediterraneo escludendo le interazioni tra mare ed atmosfera, quindi gli effetti dei venti, l’evaporazione, i fiumi. “Uno dei fenomeni più appariscenti della circolazione del Mediterraneo, cioè l’elevazione della superficie del mare che decresce dalle coste africane verso nord, osservabile quasi permanentemente nel bacino, è il risultato del trasporto di acque atlantiche e levantine piuttosto che dell’azione diretta dell’atmosfera – spiega Rubino -. In un certo senso, questo è lo scheletro della circolazione marina del Mar Mediterraneo e, finora, nessuna spiegazione riguardo alla sua natura era stata proposta“.

La differenza di elevazione del bacino mediterraneo tra costa settentrionale e meridionale è persistente ed evidente da quando i satelliti ne permettono una misurazione continua e puntuale. Lo scambio tra Oceano Atlantico e Mar Mediterraneo a Gibilterra, quindi, sarebbe determinante per spiegare il fenomeno. “È ben visibile nel nostro studio l’effetto dell’acqua che entra a Gibilterra e si accumula verso sud“, continua Rubino. Il modello del funzionamento del Mediterraneo senza interazioni con l’atmosfera elaborato nello studio consente anche di individuare correnti marine che, con le loro variazioni di intensità e con i loro meandri simili alle correnti osservate, causano lente fluttuazioni nel livello del mare.

Questo “scheletro” del mare e la sua variabilità intrinseca possono contribuire a spiegare una parte delle variazioni del livello marino osservate nei decenni scorsi. Inoltre, la sua comprensione potrebbe aiutare a prevedere con maggior precisione quale sarà il livello del mare nei prossimi decenni.