La crisi ambientale, il clima, e la montagna: questi i temi al centro del 101° Congresso Nazionale del Club Alpino Italiano (CAI). Il futuro del Pianeta e “la montagna nell’era del cambiamento climatico ci interroga sia come cittadini sia come appartenenti ad un sodalizio che della montagna e per la montagna ha fatto la ragione del suo essere, delle sue azioni, dei suoi impegni e dei suoi momenti di partecipazione“. Il congresso del CAI si è aperto stamattina a Roma, e si chiuderà domani. Obiettivo è mettere in piedi un confronto tra il CAI, il mondo scientifico, il mondo associazionistico e la politica per individuare strategie condivise per il futuro dei territori montani alla luce degli effetti della crisi climatica. Il 101° Congresso pone l’attenzione sulla preservazione del capitale naturale della montagna, la frequentazione turistica, l’economia e le politiche per i territori montani, e il ruolo delle donne.
“Scalare una montagna è un modo di dire che ben rappresenta quanto impegno sia necessario profondere per ottenere i risultati desiderati, per raggiungere la bellezza. Ecco, il lavoro che stiamo svolgendo è proprio quello di scalare una montagna per valorizzare la magnificenza della nostra nazione,” è quanto ha affermato Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio, in chiusura del messaggio inviato al 101° Congresso del CAI.
“Dobbiamo salvaguardare il ruolo delle montagne come risorsa di acqua, per compensare la riduzione delle precipitazioni estive e i lunghi periodi siccitosi” tenendo conto che “lo stato di salute delle nostre cime, dei nostri territori montani, è un indicatore fondamentale per comprendere l’impatto di cambiamenti climatici sul Paese e nel mondo“: questo il messaggio di Gilberto Pichetto, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, inviato in occasione del Congresso. “So di avere nel CAI un alleato forte e consapevole nel valorizzare le potenzialità e la biodiversità unica che esprime la nostra montagna per la nostra Italia, nei suoi parchi, nelle sue vette amate nel mondo, e nelle sue eccellenze produttive artigiane e enogastronomiche nelle quali si manifesta una cultura unica delle nostre terre“. La montagna “è particolarmente esposta ai mutamenti del clima ed è sensibile più di prima ai cambiamenti anche lievi delle temperature“, “rispetto alle altre aree montane quelle alpine appaiono ancora più vulnerabili, per l’attività umana, per l’alta densità di popolazione, per l’impatto turistico, per la perdita di volume dei nostri ghiacciai“. Da questo punto di vista, “le sofferenze che sui vari fronti possiamo constatare, da quello agricolo all’idroelettrico, si riconducono al grande tema della risorsa idrica che viene dalla nostra montagna“. In tutto ciò “il nostro piano di adattamento ai cambiamenti climatici, aggiornato dopo tanti anni, pone una fortissima attenzione alla montagna e al suo territorio e alle azioni da fare con soluzioni multisettoriali che sfruttino le nuove tecnologie e attività di governance per decisioni rapide e efficaci e utili“. La montagna “sente anche molto il tema dello spopolamento, un tema non solo sociale e economico ma anche ambientale, perché è legato al disseto idrogeologico e alla manutenzione, alla tutela“, “difendere e affermare questo capitale naturale inestimabile vuol dure tutelare la cultura, le radici del nostro Paese, del quale il CAI è attento e storico custode,” ha concluso il Ministro.
