Gli edifici, responsabili del 40% del consumo energetico e del 36% delle emissioni di gas serra nell’UE, rivestono un ruolo chiave nella transizione climatica. In questo contesto, il pacchetto “Fit for 55” mira a ridurre le emissioni del 55% entro il 2030. L’evento, intitolato “Pronti per il 55%? Soluzioni innovative per edifici ad alta efficienza energetica” e tenutosi oggi presso il Padiglione italiano della COP28, ha esposto progetti pilota e strategie di efficienza energetica in Italia e nel Mediterraneo, finanziati dall’UE, offrendo soluzioni tecniche, normative e culturali. Organizzato da Interreg NEXT MED, il dibattito ha esplorato anche le tendenze future per migliorare l’efficienza energetica degli edifici pubblici, contribuendo a un dialogo costruttivo per un futuro più sostenibile.
Focus dell’evento
Aldo Puleo, Senior Officer dell’Autorità di Gestione del Programma Interreg NEXT MED, ha aperto l’evento: “Siamo qui alla COP28 dopo il successo dello scorso anno a Sharm el-Sheikh. Oggi discuteremo dell’efficienza energetica, concentrandoci sul programma Interact Next Map, il più grande finanziato dall’UE, coinvolgendo 15 paesi e oltre 100 milioni di persone nel bacino del Mediterraneo“.
Puleo ha introdotto il tema centrale dell’efficienza energetica negli edifici pubblici, evidenziando l’ambizione dell’UE di ridurre le emissioni del 55% entro il 2030 attraverso il pacchetto Fit for 55. Ha annunciato la discussione sulla nuova direttiva sull’efficienza energetica dei consumi, adottata nell’ottobre 2023, con l’obiettivo di ridurre le emissioni degli edifici dell’UE dell’11,7% entro il 2013.
Ha annunciato, inoltre, l’intenzione di condividere storie di successo dei progetti e dei risultati: “In contesti come questo, abbiamo vissuto diverse storie di successo, e oggi parleremo dei nostri progetti e dei risultati che si inseriscono in questa strategia ambiziosa, specialmente gli obiettivi della nuova direttiva sull’efficienza energetica.”
Metodologie digitali per il miglioramento energetico e ambientale degli edifici storici
Filippo Calcerano, Ricercatore presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche e coinvolto nel progetto BEEP, ha dichiarato: “Il mio punto di vista riguarda ovviamente gli edifici storici, specialmente dove manca ancora un’azione coordinata in Europa, che si è impegnata sull’efficienza energetica nel settore delle costruzioni. Non è un caso che il Climate Network abbia pubblicato il suo Green Paper sul patrimonio europeo per valutare il ruolo che esso ha avuto o dovrebbe avere in relazione al Green Deal europeo.”
Altri documenti sottolineano l’importanza della ricerca per affrontare questa problematica, focalizzandosi sull’età dell’energia e dell’ambiente rispetto alla conformità normativa, sottoponendola comunque alla sua conservazione, in cui la cooperazione interdisciplinare e la gestione delle informazioni sono chiave in un compito estremamente complesso che richiede strumenti di diagnostica avanzati come il building information modeling e la simulazione di costruzione.
“Siamo chiamati a rispondere all’urgente necessità di decisioni basate su prove scientifiche per sostenere il patrimonio culturale adatto al futuro che ci attende. Prima di tutto, dobbiamo consolidare una comunità scientifica interdisciplinare dietro questo argomento, in grado di sviluppare soluzioni su misura per la mitigazione e l’adattamento, sfruttando pienamente il contributo e unendosi all’azione internazionale per sostenere il suo ruolo, come nelle sedi come la COP.”
Strumenti innovativi per processi di ristrutturazione ecocompatibili degli edifici universitari
Gisella Calcagno, ricercatrice presso l’Università degli Studi di Firenze e coinvolta nel progetto Med-EcoSuRe, ha condiviso il suo punto di vista dichiarando: “A mio parere, una delle sfide più grandi per migliorare e aumentare il numero di ristrutturazioni energetiche negli edifici pubblici europei è legata al fatto che le ristrutturazioni sono ancora considerate solo come una sfida e non come una grande opportunità per ripensare l’ambiente costruito non solo in termini di efficienza energetica, ma anche guardando oltre ai nuovi valori che sono sociali, ecologici ed etici.”
Ha continuato sottolineando che, nella maggior parte dei casi, le ristrutturazioni vengono percepite solo come processi tecnici marginali, caratterizzati da progetti standard e ripetitivi, talvolta inseriti in procedure burocratiche. Quest’ultima è un’iniziativa volta a immaginare nuovi tipi di edifici che siano riconnessi con la natura, il cibo e il pianeta, focalizzandosi su aspetti quali la salute, il comfort e la bellezza estetica.
Calcagno ha sottolineato l’importanza di rivedere i processi esistenti e orientarsi verso approcci in grado di catturare la multidisciplinarietà dell’innovazione energetica e i molteplici benefici che le ristrutturazioni possono apportare. Ha concluso evidenziando il ruolo esemplare che gli edifici pubblici, in particolare le università, possono svolgere in questa transizione, non solo per la conoscenza che posseggono, ma anche per la formazione della nuova generazione di professionisti e la promozione di nuove sensibilità per il futuro.
Fotovoltaico, sistemi di accumulo dell’energia e gestione della domanda: applicazione del concetto di nanogrid
Fabrizio Pilo, Vice-Rettore “Territorio e Innovazione” presso l’Università degli Studi di Cagliari e coinvolto nel progetto BERLIN, ha affermato: “Penso che dobbiamo effettivamente fare molte cose e lavorare insieme con un approccio olistico, questa è la prima parte dal mio punto di vista.” Pilo, sottolineando il suo ruolo di tecnologo, ha enfatizzato: “Prima di tutto, sono un tecnologo e guardo alle infrastrutture e all’energia.”
Ha proseguito dichiarando: “Il mio primo messaggio è che dobbiamo elettrificare, dobbiamo utilizzare l’energia elettrica come vettore energetico centrale anche negli edifici più vecchi. Ciò significa efficienza, perché se usiamo l’energia, miglioriamo l’efficienza e la capacità di controllo.” Il secondo messaggio di Pilo è stato incentrato sull’elettrificazione con energia verde e sull’utilizzo intelligente delle risorse interne per lo stoccaggio e la flessibilità. Ha sottolineato l’importanza di sfruttare ogni risorsa disponibile, inclusi i carichi, le risorse umane, e ha evidenziato la centralità dello stoccaggio nel lungo periodo, considerandolo cruciale per gestire una grande quantità di energia rinnovabile in edifici indipendenti e intelligenti nel prossimo futuro. Pilo ha concluso con il messaggio: “Questo è ciò che stiamo cercando di fare per contribuire al successo.”
Sensibilizzare gli studenti alla riduzione dei consumi energetici
Daniele Bonetti, Direttore dell’Istituto per la Cooperazione Universitaria e coinvolto nel progetto ESMES, ha dichiarato: “La sfida principale su cui abbiamo cercato di lavorare è creare un ambiente abilitante nel Mediterraneo per diventare energeticamente sostenibili, soprattutto nelle scuole pubbliche, dato che ce ne sono 100,000 nelle regioni mediterranee, coinvolgendo milioni di persone.”
Ha continuato spiegando: “Abbiamo capito che il denaro è la chiave, il fattore abilitante se vogliamo modificare l’impronta energetica di queste scuole, ma ovviamente, oltre alla disponibilità economica, sono importanti anche attività collaterali come la formazione delle competenze. Ad esempio, coinvolgere la gestione scolastica o i settori dell’istruzione, oppure svolgere attività coinvolgenti con gli studenti.” Bonetti ha evidenziato l’importanza della sensibilizzazione su attività che possono risparmiare energia, sottolineando che implementando comportamenti energetici sostenibili, si può raggiungere un risparmio quasi gratuito.
“Le principali sfide che abbiamo identificato con i nostri progetti sono l’aumento della domanda e dei costi energetici, ovviamente. Alcune scuole in Libano sono state costrette a chiudere due anni fa, e altre scuole, ad esempio in Sicilia, hanno dovuto ridurre le ore di riscaldamento. Questo è un problema molto importante. La seconda sfida riguarda la sensibilizzazione delle persone coinvolte nel contesto scolastico ed educativo per implementare miglioramenti nel settore energetico. La terza sfida, che è anche una grande opportunità, è la scarsa consapevolezza degli studenti e degli insegnanti riguardo alle abitudini e ai comportamenti energetici. Potremmo risparmiare molta energia se riuscissimo a sensibilizzarli ora, quando abbiamo molta energia a disposizione gratuitamente.”
Potenziare la cultura del risparmio energetico
Rosa Schina, Responsabile progetti europei presso ANCI Toscana e coinvolta nel progetto SOLE, ha dichiarato che enti privati e pubblici sono obbligati a mantenere come parte della propria missione le questioni europee, e che il 2027 potrebbe essere l’occasione per enti privati e pubblici di ripensare e ridisegnare i loro processi. Schina ha enfatizzato che la cooperazione tra settore pubblico e privato può facilitare la creazione di task force internazionali per aiutare gli enti pubblici ad accedere agli incentivi economici e promuovere la generazione di energia negli edifici.
Parlando dei progetti del programma Interact Next Map, come il progetto Solare e gli altri menzionati durante l’evento, ha evidenziato che aumentano la consapevolezza e forniscono formazione specifica ai comuni. Ha sottolineato la necessità di un aggiornamento delle competenze degli operatori nel settore delle costruzioni e di un rafforzamento delle capacità amministrative degli amministratori e dei dirigenti del settore pubblico. Infine, ha indicato che la nuova generazione è più attenta ai problemi legati ai cambiamenti climatici e svolge un ruolo cruciale nella stimolazione della transizione energetica.
Concludendo, ha evidenziato l’opportunità derivante dall’utilizzo delle tecnologie digitali a livello locale, che possono monitorare e ottimizzare i consumi negli edifici pubblici. Ha concluso affermando che, sebbene tutti gli elementi siano presenti per affrontare le sfide e perseguire le opportunità, “è necessario cambiare il modo di lavorare e di gestire gli edifici pubblici.“
