Per la prima volta, sono stati individuati i residui lasciati dall’unica supernova visibile a occhio nudo negli ultimi 400 anni. Questo evento straordinario ha portato alla scoperta di una stella di neutroni, nata dall’esplosione stellare osservata nel 1987. Il merito di questa scoperta va al telescopio spaziale James Webb, le cui osservazioni sono state coordinate da Claes Fransson dell’Università di Stoccolma, in Svezia, e successivamente pubblicate su Science.
Il 23 febbraio del 1987, tre diversi rilevatori di neutrini solari distribuiti in tutto il pianeta registrarono l’arrivo di un gruppo di neutrini insoliti. Solo 3 ore dopo, nel cielo, apparve una nuova sorgente di luce: la supernova nota come Sn 1987A. Questi neutrini rilevati rappresentarono i primi ad essere mai stati osservati provenire da una supernova, viaggiando per circa 168mila anni luce. Furono i precursori della vasta emissione di fotoni visibili, che arrivò pochi minuti dopo l’evento.
Sn 1987A è stata la prima supernova visibile a occhio nudo dopo circa 4 secoli, la precedente risalente allo studio di Keplero nel 1604, addirittura visibile durante il giorno. È stata anche oggetto di intensi studi scientifici, tuttavia, fino a poco tempo fa, non era stato possibile determinare con certezza la natura dei suoi resti. Anche se la luce prodotta all’interno della Grande Nube di Magellano era chiaramente il risultato di un’esplosione stellare, la presenza di gas e polveri espulse rendeva difficile comprendere la struttura residua dell’evento: se fosse stato creato un buco nero o, più probabilmente, una stella di neutroni, un oggetto compatto e estremamente denso.
Grazie agli strumenti avanzati del telescopio Webb, operativo dal 2022, ora è stato possibile dissipare questo dubbio e ottenere la prima conferma diretta dell’esistenza di una stella di neutroni. Questa prova è emersa dall’analisi spettrale dei gas circostanti la supernova, che ha rivelato distintamente le linee di emissione dell’argon, un fenomeno reso possibile solo da una sorgente di raggi X e ultravioletti, proprio come farebbe una stella di neutroni, posta dietro il gas in espansione.
