Nei giorni scorsi, gli Emirati Arabi Uniti sono stati allagati dopo che eccezionali piogge hanno provocato gravi inondazioni. A Dubai, le principali autostrade sono state allagate e i voli sono stati bloccati all’aeroporto internazionale, tra i più trafficati al mondo. I dati dei satelliti e dei pluviometrici concordano nell’indicare che sull’area sono caduti oltre 300mm di pioggia in 3 giorni. Secondo il Centro Meteorologico Nazionale degli Emirati Arabi Uniti (NCM), le precipitazioni rappresentano un record degli ultimi 75 anni.
Da notare che anche gli stati vicini sono stati colpiti da inondazioni che hanno provocato danni e vittime. Possiamo segnalare picchi di oltre 300mm anche in Oman e di 280mm in Iran.
Si è trattato di precipitazioni eccezionali per questi Paesi, di certo non abituati a ricevere così tanta pioggia e soprattutto tutta insieme. In questa situazione, sono esplose le teorie sul fatto che queste precipitazioni da record potessero avere un’origine artificiale. In particolare, in molti hanno puntato il dito sulla tecnica del cloud seeding, spesso utilizzata dagli Emirati Arabi Uniti per contrastare la siccità. Ma cosa c’è di vero in queste teorie? In breve, nulla. Parola agli esperti.
Inondazioni negli Emirati e cloud seeding
Con il cloud seeding (o inseminazione delle nuvole), può piovere, ma non si originano inondazioni, almeno niente di simile a ciò che ha flagellato gli Emirati Arabi Uniti e paralizzato Dubai, sostengono i meteorologi. L’inseminazione delle nuvole, sebbene vecchia di decenni, è una tecnica ancora controversa nella comunità meteorologica, soprattutto perché è stato difficile dimostrare che faccia molto. Nessuno segnala il tipo di inondazioni che nei giorni scorsi hanno colpito gli Emirati Arabi Uniti, che spesso utilizzano la tecnologia nel tentativo di spremere ogni goccia di umidità dal cielo e che di solito dà 100-130mm di pioggia all’anno.
“Non si tratta certamente di cloud seeding”, afferma il meteorologo privato Ryan Maue, ex capo scienziato presso la National Oceanic and Atmospheric Administration degli Stati Uniti. “Se ciò accadesse con l’inseminazione delle nuvole, avrebbero acqua tutto il tempo. Non è possibile creare la pioggia dal nulla e ottenere 150mm d’acqua”.
Le piogge estreme erano state previste
Inoltre, un modo per sapere con certezza che le inondazioni non sono state causate dall’armeggiare con le nuvole è che erano state previste con giorni di anticipo. Il ricercatore di scienze atmosferiche Tomer Burg ha indicato modelli computerizzati che sei giorni prima prevedevano tanta pioggia, la quantità tipica per un anno intero negli Emirati Arabi Uniti. Con la previsione di forti piogge, peraltro, non c’era assolutamente necessità di ricorrere al cloud seeding.
Today’s extreme rain event in Dubai was clearly associated with a synoptic configuration that increased the odds of excessive rainfall.
A slow-moving, positively tilted trough with a strong plume of moisture transport led to record high PWAT for April: https://t.co/vL3ZAbqkIH pic.twitter.com/Opoc8B8mRP
— Tomer Burg (@burgwx) April 17, 2024
La spiegazione scientifica delle inondazioni negli Emirati Arabi Uniti è che tre sistemi di bassa pressione hanno formato un treno di tempeste che si muovevano lentamente lungo la corrente a getto – il fiume d’aria che muove i sistemi meteorologici – verso il Golfo Persico, ha affermato Michael Mann, scienziato del clima dell’Università della Pennsylvania. Incolpare l’inseminazione delle nuvole ignora le previsioni e la causa, ha detto.
Enormi tempeste tropicali come questa “non sono eventi rari per il Medio Oriente”, ha affermato Suzanne Gray, Professoressa di meteorologia dell’Università di Reading. Ha citato un recente studio che analizza quasi 100 eventi di questo tipo nella Penisola Arabica meridionale dal 2000 al 2020, la maggior parte dei quali si è verificata a marzo e aprile, inclusa una tempesta del marzo 2016 che ha scaricato quasi 240mm in poche ore su Dubai.
Davanti alle notizie secondo cui Dubai avrebbe effettuato sei o sette voli per seminare le nuvole prima dell’inizio delle forti piogge, Omar Al Yazeedi, vicedirettore generale dell’NCM, ha dichiarato all’agenzia di stampa NBC che l’organizzazione “non ha condotto alcuna operazione di seeding durante questo evento”. “Uno dei principi di base del cloud seeding è che bisogna colpire le nuvole nella loro fase iniziale prima che piova, se si verifica una situazione di forte temporale allora è troppo tardi per condurre qualsiasi operazione di seeding”, ha aggiunto.
Qui un approfondimento sulla tecnica dell’inseminazione delle nuvole:

