“In 100 anni di scienza siamo passati a considerare il suolo da substrato invulnerabile a risorsa finita e delicata, da difendere non solo nell’interesse dell’agricoltura, ma anche nell’ottica di conservare foreste e acqua“. Lo ha detto Giuseppe Corti, responsabile del segretariato Iuss, Unione internazionale delle scienze del suolo, direttore del Crea Agricoltura e Ambiente e Presidente della Società Italiana della scienza del Suolo, in occasione dell’evento “Taking care of soils since 1924: introducing the Iuss Centennial Celebration”. Un’occasione per presentare il simposio scientifico che celebrerà il Centenario della Iuss a Firenze dal 19 al 21 maggio, per il quale sono attesi oltre 1.500 scienziati da tutto il mondo.
“Nella sola Europa, circa il 60% dei suoli è degradato, con un costo per la collettività di oltre 50 miliardi l’anno – ha detto Corti – un secolo di studi e ricerche in cui abbiamo capito che in realtà ne sappiamo molto poco, se si pensa che, per esempio, grazie alle tecnologie omiche, abbiamo potuto stabilire che conosciamo meno dell’1 per mille delle specie di microrganismi presenti nel suolo”.
Il valore inestimabile del suolo
Nel corso dei lavori, è stata rimarcata la centralità del suolo, dal valore inestimabile da cui dipendono sicurezza alimentare, biodiversità, tutela degli ecosistemi e contrasto al cambiamento climatico. Un vero e proprio capitale naturale, fondamentale per vincere la partita della sostenibilità e della resilienza, da tutelare con politiche finalizzate sia a garantirne i tanti servizi ecosistemici sia a fermarne il degrado e a rigenerarne la salute.
Si tratta di una risorsa preziosa e non rinnovabile, visto che per formare un solo centimetro di suolo fertile ci vogliono dai 100 ai 1.000 anni. Eppure, oggi, oltre il 33% dei suoli mondiali è affetto da forti limitazioni per la produzione di alimenti e ogni mezz’ora se ne perdono 500 ha, con ricadute significative anche a livello economico, oltre che ambientale: 75 miliardi di tonnellate di suolo coltivabile in meno ogni anno, a livello mondiale, costano circa 400 miliardi di dollari di produzione agricola persa.
