L’Operazione Symes, che ha riportato in Italia 600 reperti culturali provenienti da furti e scavi clandestini, rappresenta un importante traguardo nella lotta contro il traffico illecito di beni archeologici. Tuttavia, questo successo non cancella le sfide ancora presenti nel settore della tutela del patrimonio culturale. Serena Raffiotta, archeologa siciliana e coautrice di “Ladri di antichità”, ha condiviso con AGI le sue riflessioni sull’operazione e sulle condizioni attuali dei depositi museali in Italia.
L’Operazione Symes
L’Operazione Symes prende il nome da Robert Symes, un noto trafficante internazionale d’arte, e ha visto il recupero di numerosi reperti che erano stati sottratti dal territorio italiano e successivamente localizzati in musei, gallerie e collezioni private all’estero. “In questo tipo di crimini,” spiega Raffiotta, “non è possibile collocare con precisione il momento del furto, né identificare sempre i responsabili. Spesso l’attività diplomatica supera in velocità le investigazioni, ed è principalmente avviata dai Carabinieri del Nucleo di Tutela del Patrimonio Culturale, con il supporto del Ministero.”
Il ruolo die collezionisti
Raffiotta sottolinea come i collezionisti privati giochino un ruolo fondamentale nel traffico di reperti culturali. “Spesso sono i collezionisti stessi a donare le opere ai musei,” spiega. “I Carabinieri riescono a intercettare queste donazioni. È molto complesso individuare una collezione privata all’estero, ma c’è un momento ‘narcisista’ in cui questi collezionisti donano parte delle loro collezioni per ottenere riconoscimenti, come avere una sala del museo intitolata a loro. In quel momento escono allo scoperto.”
Negli Stati Uniti, una task force speciale è stata recentemente istituita a New York per affrontare questo tipo di reati, segnando un cambiamento significativo nell’atteggiamento dei musei e dei collezionisti rispetto al passato. “Oggi i musei sono più cauti,” aggiunge Raffiotta. “Sanno che investire grandi somme in reperti di dubbia provenienza potrebbe portare alla necessità di restituirli, con conseguente perdita finanziaria e danno alla reputazione.”
Il problema dei tombaroli
Nonostante i successi delle operazioni di recupero, il problema dei tombaroli, individui che scavano illegalmente alla ricerca di reperti da vendere, è ancora presente. “Ce ne sono ancora in attività,” afferma Raffiotta. “Tuttavia, è diventato più difficile per loro a causa della maggiore sensibilità e dei controlli rafforzati, anche se mai abbastanza. I tombaroli sono solo un anello di una catena complessa, e il sistema di traffico illecito è ancora in piedi.”
Carenze di depositi museali
Una delle critiche più significative mosse da Raffiotta riguarda lo stato dei depositi museali in Italia. “Esistono ancora oggi depositi dove chiunque può entrare e uscire senza controlli adeguati,” avverte l’archeologa. “Molti reperti non sono catalogati, e i magazzini non sono dotati di sistemi di allarme. Il lavoro da fare è enorme: mettere in sicurezza ciò che già esiste, catalogare, e migliorare le infrastrutture dei depositi. In Sicilia, ad esempio, solo in pochi grandi musei come quelli di Siracusa, Agrigento e Palermo sono stati fatti investimenti significativi.”
Raffiotta ha visitato depositi dove la mancanza di inventari e sicurezza rende possibile il furto di reperti senza che nessuno se ne accorga. Questo stato di cose sottolinea la necessità di investimenti e di un’attenzione maggiore alla protezione del patrimonio culturale, per evitare che pezzi di storia continuino a essere trafugati e dispersi.
