Con la diffusione degli strumenti dell’intelligenza artificiale c’è bisogno di “un katechon etico e giuridico a tutela della dignità della persona“, per dire “no all’idea dell’uomo di vetro, cara a sistemi tutt’altro che democratici“. Lo ha affermato Pasquale Stanzione, presidente del Garante per la protezione dei dati personali, intervenendo al convegno “State of privacy – focus sull’Ia” organizzato dall’Authority a Firenze.
Le dichiarazione di Stanzione sull’IA
“Gli algoritmi sono estremamente pericolosi – ha spiegato – Se non si ha la consapevolezza del codice sorgente, di come sono alimentati, perché possono portare nuove discriminazioni ed esclusioni, possono svelare la parte interiore dell’uomo arrivando a quell’uomo di vetro che è l’obiettivo delle dittature, non delle democrazie. L’uomo, la persona, deve mantenere quanto più è possibile il dominio, quindi agire e non subire questa evoluzione, che per altri aspetti è estremamente auspicabile“.
Per Stanzione, “il tentativo che fa l’Europa in questo mosaico di norme, dal Gdpr all’Ai Act, al Digital Services Act, è orientato nel senso di porre dei confini che non devono essere varcati, perché non tutto ciò che si può fare, come ho detto, si può fare dal punto di vista etico, giuridico e sociale. È veramente un problema di democraticità, perché la tematica dell’intelligenza artificiale si proietta inevitabilmente sulle funzioni sociali, sulle funzioni collettive e sulla democraticità del nostro sviluppo“.
