Aviaria, lo studio sui furetti: “letalità del 100%, sono morti tutti”

Aviaria, il virus "potrebbe dare malattia grave in persone e rappresentare serio rischio salute pubblica, ma non efficiente diffusione con goccioline respiratorie"

Continuano gli studi degli scienziati sul virus dell’influenza aviaria A H5N1 che sta circolando nelle mucche da latte degli Stati Uniti. L’ultimo aggiornamento riportato dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) americani riguarda un lavoro condotto sui furetti con il virus rilevato nel caso umano del Texas. L’agenzia, si legge in una nota, “ha completato il suo studio iniziale sugli effetti” di questo virus “sui furetti, modello utilizzato per valutare il potenziale impatto sulle persone“. Quello che è emerso è che l’H5N1 riscontrato nel paziente texano “ha causato gravi malattie e morte” in questi animali. Nel dettaglio, “il virus A/Texas/37/2024 ha causato una malattia grave e al 100% letale in tutti e 6 i furetti infetti“.

Non è qualcosa di inaspettato, puntualizzano gli esperti. Il risultato è coerente con quanto mostrato anche da altri studi recenti sui furetti col virus A H5N1, come due lavori pubblicato lo scorso anno su altri H5N1 intercettati in Spagna (nei visoni) e in Cile (in una persona). Per decenni, i Cdc hanno condotto questo tipo di studi per raccogliere informazioni utili alle valutazioni del rischio dei virus influenzali con potenziale pandemico. Quello che si è osservato con il virus del caso umano in Texas è diverso da quanto visto con la classica influenza stagionale, che fa ammalare i furetti ma non è letale. “Nel loro insieme, i risultati sottolineano che l’A H5N1 che si diffonde nel pollame, nelle mucche da latte e in altri animali con infezioni umane sporadiche, può rappresentare un serio potenziale rischio di salute pubblica e potrebbe causare gravi malattie nelle persone. Anche se i tre casi umani di virus A H5N1 negli Stati Uniti sono stati lievi, è possibile che si manifestino malattie gravi tra le persone“, scrivono i Cdc.

Il patogeno del paziente texano si è diffuso in modo efficiente tra i furetti a diretto contatto, ma non è stato altrettanto efficiente nel viaggiare tra i furetti attraverso le goccioline respiratorie, a differenza di quanto osservato con l’influenza stagionale, che infetta il 100% dei furetti attraverso le goccioline respiratorie. Questi risultati, ribadiscono i Cdc, “non sono sorprendenti e non cambiano la valutazione del rischio che” secondo l’agenzia Usa, resta “bassa per la maggior parte delle persone. I risultati rafforzano la necessità che le persone esposte ad animali infetti prendano precauzioni e che le comunità di sanità e agricoltura continuino a lavorare insieme per prevenire la diffusione del virus ad altre mandrie e persone“.