Stadio Milan a San Donato: il WWF sul piede di guerra per lo stagno

L'Italia, nel 1971, ha ratificato la Convenzione di Ramsar sulle Zone Umide, impegnandosi a proteggerle

Tra le diverse voci che si levano contro la costruzione del nuovo stadio del Milan a San Donato, quella del WWF si distingue per la sua determinazione. L’associazione ambientalista è pronta a scendere in campo per difendere l’area San Francesco, individuata come sito per l’impianto sportivo.

Ecosistema da salvare

Un ecosistema prezioso da salvare“, tuona Giorgio Bianchini del WWF Martesana Sud all’AGI. L’area in questione, infatti, non è un semplice terreno edificabile, ma una zona umida di grande valore ecologico. Si tratta di uno stagno di 700 metri di lunghezza e 40 di larghezza, con acque non correnti e di profondità non elevata. Un habitat ideale per una ricca biodiversità, che ospita diverse specie di uccelli acquatici, come la nitticora, l’airone grigio, i germani, le gallinelle d’acqua, la folaga e la poiana. Ma non solo: l’area è popolata anche da volpi, ricci ed è circondata da boschi. “Sono pochissime le zone con queste caratteristiche all’interno della metropoli“, sottolinea Bianchini.

La preoccupazione del WWF è scattata quando alcune notizie di stampa hanno segnalato l’inizio delle operazioni di bonifica da parte di Sportlifecity, la società acquisita dal Milan. Immediata la risposta dell’associazione: una diffida alla società e la richiesta di intervento della Prefettura per bloccare i lavori, basandosi sulla perizia di un agronomo. La Prefettura, però, ha declinato la propria competenza.

Lunedì prossimo, il WWF passerà all’offensiva legale. Presenterà agli organi competenti, tra cui Comune e Regione, la richiesta di riconoscimento dell’area come zona boschiva, ai sensi di una legge del 2004 e di una legge regionale del 2008. Se le istanze non dovessero sortire effetto, l’associazione è pronta a rivolgersi ai giudici.

Le manovre del WWF

L’Italia, nel 1971, ha ratificato la Convenzione di Ramsar sulle Zone Umide, impegnandosi a proteggerle. Il riconoscimento come zona boschiva non impedirebbe la costruzione dello stadio, ma obbligherebbe a mettere in atto delle misure di compensazione ambientale per mitigare i danni all’ecosistema.

Ma il WWF non vuole solo limitarsi a questo. “Noi vogliamo salvare l’area“, afferma Bianchini con fermezza. L’associazione contesta anche la recinzione di tutto lo spazio, nonostante la zona umida sia di proprietà del Consorzio Canale Navigabile Milano-Cremona-Po.

La battaglia del WWF per lo stagno di San Donato si inserisce in un contesto più ampio di mobilitazione contro la costruzione del nuovo stadio. Oltre al WWF, anche il comitato “No Stadio” e diversi cittadini hanno espresso la loro contrarietà al progetto, per via del suo impatto ambientale e del consumo di suolo.

La vicenda è destinata a proseguire nei prossimi mesi, con possibili risvolti legali e amministrativi. Resta da vedere se le proteste e le azioni del WWF riusciranno a far cambiare idea ai promotori del progetto o se il nuovo stadio del Milan verrà effettivamente costruito nell’area di San Francesco.