Turisti e alpinisti affollano Cogne, famosa località turistica valdostana, in questo weekend di fine agosto. Eppure, esattamente due mesi fa, tra 29 e 30 giugno, una devastante alluvione aveva lasciato la città in ginocchio e isolata, danneggiando case, strade, infrastrutture e boschi. “Abbiamo fatto i conti una volta di più con la nostra fragilità nei confronti della natura, che in pochissimo tempo ha sconvolto un intero territorio”, dice all’AGI il sindaco Franco Allera.
Ma a distanza di due mesi, Cogne è tornata a risplendere e il primo cittadino parla di come è stato possibile evitare un tragico bilancio per quanto riguarda le vite umane. Allera precisa che nel weekend fra il 29 e il 30 giugno “la vera stagione turistica non era ancora incominciata”, e oltre ai 1.380 residenti, a Cogne c’erano meno di 2000 ospiti provenienti da fuori (in piena estate, fra luglio e agosto, si arriva a decuplicare il numero di abitanti, con circa 12mila presenze).
“L’allarme dal sistema di monitoraggio delle frane è arrivato sabato sera attorno alle 20, e le prime esondazioni sono avvenute a partire da mezz’ora dopo. C’è stato dunque il tempo di decidere e attuare in tempi rapidi, prima del calare della notte, l’evacuazione delle due aree a maggiore rischio: il campeggio Gran Paradiso di Valnontey e l’area camper di Cogne”, dice il sindaco.
Da alcune ore sull’area si erano abbattute piogge violente e temporali, in seguito al forte rialzo delle temperature che aveva portato nei giorni precedenti lo “zero termico” sopra quota 4.500 metri, provocando quindi anche il repentino scioglimento della neve che quest’anno è caduta abbondante in primavera. Subito dopo i primi allarmi, dalle montagne sono scese frane di sassi e terra che hanno travolto i boschi e colmato i torrenti Valnontey e Grauson, provocando ondate di piena che hanno distrutto ponti, strade e tutti i collegamenti, stradali, idraulici e anche quelli delle fibre per le telecomunicazioni.
“Alle 2 di quella notte era finito tutto, e la domenica mattina il sole è tornato a illuminare il Gran Paradiso”, ricorda Allera, “ma Cogne era completamente isolata, senza strade, senza telefoni, senz’acqua. Abbiamo potuto comunicare con la Protezione Civile solo attraverso il telefono cellulare di un privato con un sistema di emergenza che gli ha permesso di collegarsi al sistema analogico. Per un caso, Omnitel non aveva eliminato quelle vecchia rete che ha così sostituito il segnale digitale”.
Con la città isolata, c’era la necessità di evacuare le persone rimaste bloccate: in mancanza di altri collegamenti possibili, si è deciso di trasportare le persone in elicottero. “Siamo riusciti a evacuare 1.800 persone, con un numero notevole di viaggi visto che ogni volta su un elicottero possono salire 4 o 5 persone, utilizzandone fino a 8 contemporaneamente, con un grande sforzo di organizzazione. Abbiamo fatto un ottimo lavoro di squadra, collaborando con le istituzioni coinvolte e cercando di venire incontro a tutte le esigenze. Abbiamo anche avuto il contributo di tanti volontari, soprattutto giovani, che abbiamo impiegato soprattutto nel ripristino dei sentieri del Parco”.
Tra i danni più gravi dell’alluvione c’è il danneggiamento della strada regionale 47, che collega il fondovalle a Cogne. L’impegno di decine di mezzi e persone in azione 24 ore su 24 ha permesso di riaprire al traffico ordinario il 27 luglio, quindi quasi un mese dopo l’alluvione, salvando almeno metà della stagione turistica.
“Quello che ha funzionato è stato il sistema, il coordinamento di tutti, comune, regione, protezione civile nazionale e regionale, ente parco, guardie forestali. Ci sono ancora tantissimi problemi da risolvere, a partire da come reinventarci la Valnontey così pesantemente trasformata. Speriamo che anche nella fase 2 riusciremo ad essere efficaci come nell’emergenza”, ha concluso il sindaco Allera.
