Nei giorni scorsi, Massimo Isola, sindaco di Faenza, località colpita dall’alluvione in Emilia Romagna nel maggio 2023 e poi ancora nei giorni scorsi, ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in cui annunciava l’intenzione di eseguire gli interventi di ricostruzione “senza autorizzazioni”. “La giunta comunale ha deciso di assumersi direttamente la responsabilità, come fosse nostra, di interventi che l’ordinamento prevede in capo ad altre e diverse amministrazioni, in alcuni casi istituite con lo specifico e unico scopo di curare la ricostruzione dei territori colpiti dal maggio 2023″, ha detto il primo cittadino nei giorni scorsi.
Sono “interventi improcrastinabili – ha sottolineato – che riguardano l’assistenza e il ristoro alla popolazione, il contrasto alle situazioni di dissesto idrogeologico, chiesti ma non ottenuti, e la predisposizione di strumenti e dispositivi di sicurezza per le aree che per ben tre volte si sono allagate”. “La terza alluvione – ha detto ancora Isola – ha creato una situazione non più sostenibile, siamo all’emergenza dell’emergenza. Non possiamo attendere un minuto di più”. “Senza attendere le autorizzazioni e con il solo via libera informale già ricevuto, inizieremo i lavori per la messa in sicurezza del Marzeno – ha annunciato il sindaco -. In più, abbiamo deciso di stanziare un contributo a fondo perduto di 10mila euro per ogni nucleo familiare che ha subito almeno due alluvioni negli ambienti abitativi ubicati fondamentalmente nei piani terra, come sostegno alle spese sostenute per le necessità della famiglia”.
“Ho alzato la voce e mi hanno ascoltato”
“Un grido di allarme che conteneva anche contenuti diciamo provocatori”, dice Massimo Isola a 24 Mattino su Radio 24 sulla ‘disubbidienza istituzionale’ annunciata nella lettera scritta al Presidente della Repubblica. “È evidente che noi siamo arrivati a un punto nel quale avevamo perso la fiducia, perché gli strumenti che avevamo non erano adeguati. In questi 16 mesi, ci siamo occupati della ricostruzione superficiale del passato, non siamo riusciti a trovare ordinanze e schemi di lavoro che ci aiutassero a mettere in sicurezza la Romagna in un’ottica preventiva. Noi abbiamo il fiume Marzeno che ci ha dato grandi criticità. Ecco faremo noi le dighe, gli argini e le aree di laminazione se non verranno fatte da altri”, ha detto ancora.
“Abbiamo un progetto e guarda caso, da ieri mattina, le altre istituzioni mi hanno detto “va”. La progettazione l’abbiamo fatta noi perché non potevamo più aspettare che la facessero gli altri. Ieri ci hanno detto che la nostra progettazione funziona. È da 6 mesi che la struttura commissariale ci deve finanziare quel progetto per noi decisivo: abbiamo deciso insieme alla Regione ieri di farle in urgenza. Insomma viviamo in una nazione dove forse delle volte ha senso alzare la voce. Faenza è l’esempio che il cambiamento climatico ci deve far cambiare le procedure ed aggiornare la nostra burocrazia. I fiumi del nostro territorio in campagna e i suoi argini sono gestiti da un decreto Regio del 1904 che fa riferimento a degli enti di soggetti che non ci sono neanche più, come facciamo affrontare sfide del XXI secolo con questo sistema?”, conclude il sindaco a Radio 24.
