Il dibattito sull’energia nucleare in Italia si è acceso con l’intervento del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, durante l’audizione presso le Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera. In un contesto di transizione energetica e decarbonizzazione, il ministro ha ribadito l’importanza di un approccio scientifico, sottolineando come il governo abbia deciso di affrontare il tema “in modo scientifico e non ideologico“, includendo tutte le tecnologie disponibili, comprese le fonti nucleari, accanto alle rinnovabili e agli accumuli.
Secondo Pichetto, una “posizione di neutralità tecnologica” è essenziale per valutare le diverse fonti di energia, dalle rinnovabili programmabili e non programmabili, fino al gas con cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica. Questo approccio scientifico è stato scelto anche per affrontare il tema del nucleare, soprattutto nel contesto del dibattito sulla produzione di idrogeno e la sicurezza energetica.
Opinione pubblica e il dibattito sul nucleare
Il ministro ha inoltre evidenziato la necessità di evitare che il dibattito pubblico si basi su pregiudizi o ideologie, affermando che “vista la sensibilità dell’opinione pubblica” sul nucleare, è fondamentale “adottare un approccio di tipo tecnico“. In passato, ha sottolineato Pichetto, il confronto è stato spesso polarizzato da visioni preconcette. Tuttavia, il contesto attuale, sia a livello nazionale che internazionale, impone una “riconsiderazione della fonte nucleare“, e il governo ha deciso di fornire “basi e motivazioni tecnico-scientifiche” per valutare i potenziali benefici di una ripresa della produzione di energia nucleare in Italia. L’obiettivo principale rimane il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e il supporto alle energie rinnovabili intermittenti.
Small Modular Reactors: una grande opportunità
Il governo, secondo Pichetto, sta focalizzando l’attenzione sulle opportunità offerte dai piccoli impianti modulari, i cosiddetti Small Modular Reactor (SMR). Questi impianti offrono “livelli di sicurezza molto superiori” rispetto alle centrali attuali e rispondono alle “più stringenti richieste” degli organismi internazionali. Inoltre, ha aggiunto, le dimensioni ridotte degli SMR consentono una maggiore flessibilità. Sono state analizzate anche le tecnologie di IV generazione, con reattori talmente ridotti da essere definiti “microreattori“.
Piattaforma per il nucleare sostenibile: la base per il programma governativo
Un altro tema affrontato dal ministro riguarda la Piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile, le cui relazioni conclusive, previste entro la fine di ottobre, costituiranno “la base solida per l’elaborazione di un Programma nazionale per il Nucleare sostenibile“. Il ministro ha inoltre sottolineato che il governo presterà particolare attenzione al coordinamento della ricerca e alla gestione delle scorie, con un’ottica di economia circolare che includa anche il possibile riutilizzo del materiale radioattivo nei nuovi reattori.
Escluso il ricorso a vecchie centrali nucleari
Pichetto ha voluto chiarire che il governo non sta considerando il ricorso alle “centrali nucleari di grandi dimensioni della prima o seconda generazione“. L’Italia, ha ricordato, importa energia da impianti nucleari situati vicino ai confini nazionali, ma per il futuro il governo guarda alle “nuove tecnologie nucleari da fissione e fusione“. L’Italia, ha affermato Pichetto, “è sempre stata all’avanguardia scientifica e tecnologica nell’innovazione nucleare“.
Transizione sostenibile, sicura e competitiva grazie al nucleare
Nel suo intervento, Pichetto ha ribadito l’importanza del nucleare per garantire una “transizione sostenibile, sicura e competitiva“. Il governo è convinto che per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione entro il 2050 sia necessario “abilitare tutte le tecnologie“, sia quelle esistenti che quelle future. L’energia nucleare, quindi, può svolgere un ruolo cruciale nel mix energetico del futuro.
Guardando al futuro, il ministro ha affermato che è possibile prevedere “una piccola quota di energia da fusione a ridosso dell’anno 2050“. Tuttavia, ha sottolineato che questo rimane un “scenario-indagine“, con l’energia da fusione che si svilupperà maggiormente nella seconda metà del secolo, in sinergia con le altre fonti energetiche.
Unire le forze per trasformare il nucleare in un motore economico
Pichetto ha concluso l’audizione evidenziando come “unire e coordinare le forze” a livello nazionale possa trasformare il nucleare in un “motore per il settore industriale“, contribuendo alla sostenibilità e alla sicurezza della transizione energetica. Nonostante l’Italia non produca energia nucleare da quasi 40 anni, ha continuato a essere un fornitore di competenze e componenti per l’industria nucleare internazionale, e il governo mira a consolidare questo ruolo a livello globale.
In chiusura, Pichetto ha confermato che il governo sta lavorando all’aggiornamento del Piano nazionale integrato per l’energia e il Clima (Pniec), con l’obiettivo di finalizzare la “Strategia di Lungo Termine sulla riduzione delle emissioni” entro il 2025. Tale strategia sarà cruciale per tracciare il percorso del Paese verso la decarbonizzazione entro il 2050, con il nucleare destinato a svolgere un ruolo chiave accanto alle fonti rinnovabili.
