Entro il 2033, la domanda di energia per l’elaborazione dei dati digitali potrebbe superare la capacità globale di produzione di energia elettrica, secondo uno studio della Loughborough University pubblicato su Energy Policy. I modelli econometrici usati dai ricercatori indicano che l’attuale crescita del consumo di dati digitali porterà a una crisi energetica, con i data center che consumano più energia di interi Paesi, come il Regno Unito. Gran parte dei dati digitali, infatti, è costituita da “dark data“, cioè informazioni inutilizzate o dimenticate dopo un solo utilizzo.
Il primo autore dello studio, Vitor Castro, ha sottolineato che è urgente adottare un approccio sostenibile alla gestione dei dati in tutte le catene di fornitura e settori industriali. È fondamentale migliorare l’efficienza, ridurre i consumi energetici e puntare a un ecosistema digitale decarbonizzato per un futuro sostenibile a zero emissioni nette. Castro ha avvertito che questa non è solo una sfida tecnica, ma un imperativo sociale, poiché è necessario passare da un modello di crescita basato sul consumo a pratiche che allineino il progresso digitale con i limiti ecologici. Lo studio lancia un appello a governi, industrie e leader del settore per promuovere politiche che favoriscano l’efficienza energetica e la riduzione dello spreco di dati.
