Questa mattina, il gruppo ambientalista Extinction Rebellion ha messo in atto un blitz in piazza del Viminale, attirando l’attenzione delle forze dell’ordine. Le autorità hanno identificato 106 partecipanti, provenienti da diverse città italiane tra cui Torino, Venezia, Verona, Pavia, Brescia, Milano, Treviso e Modena.
Secondo quanto riferito, 68 di loro sono stati accompagnati presso gli uffici di polizia, dove sono state completate le operazioni di identificazione. Durante i controlli, è emerso che 33 partecipanti erano gravati da precedenti di polizia, portando le autorità a emettere nei loro confronti la misura di prevenzione del foglio di via obbligatorio. La durata del provvedimento varia da 3 mesi a 6 anni, in base al profilo e ai precedenti di ciascun individuo.
Conclusa l’identificazione, tutti i coinvolti hanno lasciato gli uffici di polizia. Il blitz di oggi rappresenta l’ennesima azione dimostrativa del movimento ambientalista, noto per le sue proteste non violente mirate a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla crisi climatica.
“I fermi identificativi possono durare fino a 24 ore,” spiega Annalisa, una delle persone presenti al presidio, “ma sembra che il PM non sia ancora stato avvisato e che le persone non siano ufficialmente in stato di fermo, nonostante siano passate quasi 6 ore.” La situazione si complica ulteriormente per la difficoltà degli avvocati di contattare i funzionari responsabili. “Non si tratta di un normale Commissariato, ma dell’Ufficio Immigrazione, una sede periferica della Questura di Roma i cui uffici sono attualmente chiusi,” sottolineano i legali, sollevando dubbi sulla regolarità delle procedure.
Alle persone trattenute è stato impedito l’uso dei telefoni cellulari. Tuttavia, grazie a un’unica chiamata concessa, i manifestanti hanno fatto sapere che gli agenti stanno procedendo con la raccolta di impronte digitali e fotosegnalazioni. “Operazioni sproporzionate, dato che si tratta di manifestanti nonviolenti, come testimoniano i video della mattinata,” commenta Annalisa. “E non trasparenti per uno stato democratico.”
La vicenda continua a sollevare interrogativi sia per le modalità di gestione delle operazioni sia per la mancata chiarezza sullo status legale delle persone trattenute. Il presidio rimane in attesa di risposte, con l’auspicio di un rapido rilascio.
