Il G20 si apre oggi a Rio de Janeiro con i leader delle maggiori economie globali chiamati a confrontarsi su questioni urgenti e divisive. In cima all’agenda, il cambiamento climatico e i conflitti internazionali, con il ritorno di Donald Trump all’orizzonte che alimenta ulteriori tensioni geopolitiche.
Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, padrone di casa, intende puntare su temi sociali e ambientali, presentando l’Alleanza globale contro la fame e la povertà. Tuttavia, il raggiungimento di un consenso appare complesso. Le posizioni divergenti sul cambiamento climatico, amplificate dallo scetticismo del presidente argentino Javier Milei, e le divisioni su Ucraina e Medio Oriente rischiano di ostacolare un comunicato congiunto.
Il segretario generale dell’ONU, António Guterres, ha esortato i leader a mostrare “leadership” per superare l’impasse che sta rallentando i negoziati in vista della COP29 a Baku. I membri del G20, che rappresentano l’85% del PIL globale e l’80% delle emissioni di gas serra, hanno una responsabilità cruciale nel promuovere soluzioni per la crisi climatica.
Sul fronte geopolitico, l’assenza di Vladimir Putin e l’aumento delle tensioni in Ucraina complicano ulteriormente le discussioni. Parallelamente, il presidente uscente Joe Biden ha ribadito l’importanza della lotta al riscaldamento globale durante una visita simbolica in Amazzonia, un gesto che potrebbe essere visto come un messaggio al suo successore, Donald Trump. Il ritorno del repubblicano alla Casa Bianca, noto per il suo scetticismo sul multilateralismo, preoccupa coloro che temono un indebolimento delle politiche climatiche globali.
Con Xi Jinping impegnato in incontri bilaterali e una comunità internazionale divisa, l’esito del vertice rimane incerto. Rio de Janeiro diventa così il teatro di un confronto decisivo per definire le priorità di un mondo in rapido cambiamento.
