L’attivista per il clima Greta Thunberg ha tenuto una manifestazione pro-democrazia nel cuore di Tbilisi, capitale della Georgia, per denunciare “l’autoritarismo” nei Paesi del Caucaso, con particolare riferimento a Georgia e Azerbaigian, dove si è appena aperta la Cop29. La 21enne svedese ha guidato un gruppo di manifestanti lunedì sera in Piazza della Libertà, descrivendo l’evento come una protesta “contro l’ondata di autoritarismo e sfruttamento che sta dilagando nel Caucaso”.
Durante la manifestazione, i partecipanti hanno mostrato cartelli con slogan come “Liberate 300 prigionieri politici in Azerbaigian” e “Democrazia per la Georgia“. La Thunberg ha deciso di unirsi alle proteste antigovernative che nelle ultime settimane hanno visto decine di migliaia di persone scendere in piazza contro presunti brogli nelle elezioni del 26 ottobre, vinte dal partito al governo, Sogno Georgiano, considerato filo-russo. Sebbene il partito abbia dichiarato che le elezioni siano state “libere e giuste”, i suoi detrattori lo accusano di aver allontanato la Georgia dal percorso verso l’Unione Europea, riportando il Paese sotto l’influenza di Mosca.
Accuse di Greta Thunberg contro il controllo autoritario e le complicità occidentali
Durante la protesta, Thunberg ha lanciato accuse dirette ai governi di Azerbaigian, Georgia, Russia e Iran, sostenendo che questi regimi stanno intensificando il controllo interno e “soffocano il dissenso (e) opprimono il proprio popolo”. La giovane attivista ha inoltre criticato duramente l’Occidente per “aver chiuso un occhio sull’oppressione in cambio di risorse”, affermando: “Le potenze occidentali sono complici della repressione e della sofferenza affrontate dal popolo del Caucaso”.
Thunberg ha puntato il dito contro l’Azerbaigian, accusandolo di utilizzare la Cop29 come “facciata” per promuovere una falsa agenda “verde”, volta unicamente a rafforzare il controllo sul Paese e ad alimentare le tensioni nella regione. Il messaggio è stato condiviso dall’attivista sui social network, suscitando una vasta eco internazionale.
In preparazione alla Cop29, diversi gruppi per i diritti umani hanno denunciato la repressione messa in atto dal governo del presidente azerbaigiano Ilham Aliyev contro gli attivisti della società civile. Il Parlamento europeo ha anch’esso espresso preoccupazione, affermando che “le continue violazioni dei diritti umani sono incompatibili” con il ruolo dell’Azerbaigian come Paese ospitante della conferenza sul clima.
