Quando i gatti invecchiano, il loro cervello mostra segni di atrofia e declino cognitivo che assomigliano più al deterioramento osservato negli esseri umani che ai cambiamenti nel cervello dei topi anziani. Questo è quanto emerge da uno studio condotto da Christine Charvet, neuroscienziata comparata presso l’Auburn University College of Veterinary Medicine in Alabama. La ricerca è stata presentata il mese scorso alla Lake Conference on Comparative and Evolutionary Neurobiology.
I risultati di questo studio fanno parte di un ampio progetto denominato Translating Time, che si propone di confrontare lo sviluppo del cervello in oltre 150 specie di mammiferi. Attualmente, il progetto si sta espandendo per includere dati sull’invecchiamento, con l’obiettivo di aiutare i ricercatori a decifrare le cause delle malattie legate all’età, in particolare quelle che colpiscono il cervello, come la malattia di Alzheimer.
Charvet ha dichiarato: “Per affrontare le sfide della medicina umana, dobbiamo attingere a un’ampia gamma di sistemi modello: gatti, lemuri, topi sono tutti utili; non dovremmo concentrare tutti i nostri sforzi su uno solo“. Questo approccio multidisciplinare potrebbe rivelarsi cruciale nella comprensione e nel trattamento delle malattie neurodegenerative che affliggono sempre più la popolazione globale.
