Uno studio condotto dall’Università di Tartu, pubblicato su Science, ha rivelato come gli aerosol antropogenici, minuscole particelle di inquinamento atmosferico, possano influenzare la formazione delle nuvole, inducendo la conversione delle goccioline di vapore in ghiaccio a temperature inferiori a 0°C. Il team, guidato da Velle Toll, ha analizzato dati provenienti da osservazioni satellitari e radar a terra, evidenziando fenomeni unici di nubi di ghiaccio e una ridotta copertura nuvolosa nelle regioni industriali di Nord America, Europa e Asia. Queste aree, caratterizzate da una forte presenza di fabbriche metallurgiche, centrali elettriche a carbone e raffinerie, sono state individuate come principali fonti di aerosol che alterano le proprietà delle nuvole.
Gli esperti hanno scoperto che, grazie agli aerosol, le goccioline di nuvola possono rimanere liquide fino a circa -40°C attraverso un fenomeno chiamato sottoraffreddamento. Tuttavia, le particelle di aerosol specifiche sono necessarie per trasformare queste goccioline in ghiaccio. I ricercatori hanno anche osservato pennacchi di nevicate nelle stesse regioni con ridotta copertura nuvolosa, suggerendo che le industrie emettono particelle che causano il congelamento delle nuvole. Sebbene sia stato confermato che il calore e il vapore acqueo delle industrie contribuiscono al processo, non è ancora chiaro se gli aerosol possano indurre la formazione di ghiaccio su scale più ampie. Saranno necessari ulteriori studi per comprendere appieno il ruolo degli aerosol nella formazione delle nuvole di ghiaccio.
