Un nuovo rapporto dell’ONU lancia l’allarme sulle emissioni di protossido di azoto (N₂O), un potente gas serra che accelera il cambiamento climatico, danneggia lo strato di ozono e minaccia gravemente la salute pubblica. L’Associazione Globale dell’Ossido di Azoto, pubblicata in occasione della Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite (COP29), sottolinea che le emissioni di N₂O stanno crescendo a un ritmo più rapido del previsto, richiedendo un’azione immediata per evitare impatti catastrofici sul clima e sulla salute.
Il protossido di azoto è circa 270 volte più potente del biossido di carbonio (CO₂) nel riscaldare il pianeta ed è responsabile di circa il 10% del riscaldamento globale netto dal periodo della rivoluzione industriale. Il N₂O è principalmente emesso da pratiche agricole come l’uso di fertilizzanti sintetici e letame, rendendolo il terzo gas serra più significativo e il principale elemento che impoverisce ancora lo strato di ozono.
Le conclusioni chiave del rapporto
- Riscaldamento globale: Senza un’azione urgente, non sarà possibile mantenere il riscaldamento globale entro la soglia critica di 1,5°C. Le emissioni di N₂O possono essere ridotte di oltre il 40% rispetto ai livelli attuali, secondo strumenti concreti forniti dal rapporto;
- Rischi per la salute: Il protossido di azoto, essendo una delle principali sostanze che impoveriscono l’ozono, espone la popolazione globale a livelli più elevati di raggi UV, aumentando il rischio di tumori cutanei e cataratte;
- Impatto sulla mortalità: Un’azione ambiziosa per ridurre le emissioni di N₂O potrebbe prevenire fino a 20 milioni di morti premature nel mondo entro il 2050, migliorando la qualità dell’aria e riducendo le emissioni equivalenti a circa 235 miliardi di tonnellate di CO₂ entro il 2100.
Appello all’azione per la gestione dell’agricoltura e dell’industria
Il rapporto dell’ONU identifica strategie di riduzione praticabili che potrebbero diminuire le emissioni di N₂O attraverso la trasformazione dei sistemi di produzione alimentare e una gestione sostenibile del ciclo dell’azoto. Questo approccio non solo consentirebbe di raggiungere gli obiettivi climatici e ambientali, ma anche di migliorare la salute pubblica.
Le industrie chimiche, in particolare, possono ridurre rapidamente e a costi contenuti le emissioni di N₂O, che sono dovute alle pratiche agricole e industriali che impattano il ciclo naturale dell’azoto. Riducendo simultaneamente anche le emissioni di ossidi di azoto e ammoniaca, si migliorerebbe notevolmente la qualità dell’aria e si potrebbero prevenire milioni di morti premature entro il 2050.
Un approccio globale alla sostenibilità
David Kanter, professore associato di studi ambientali alla NYU e co-presidente del rapporto, ha dichiarato: “Ridurre le emissioni di N₂O potrebbe evitare l’equivalente di sei anni di emissioni globali di CO₂ da combustibili fossili”. Questo intervento è fondamentale per raggiungere gli obiettivi climatici a lungo termine e garantire sicurezza alimentare.
Secondo A.R. Ravishankara, co-presidente della valutazione e chimico atmosferico della Colorado State University, una gestione sostenibile dell’azoto ridurrebbe non solo le emissioni di N₂O, ma anche il rilascio di altri composti nocivi, migliorando la qualità di aria e acqua, e proteggendo la salute umana senza compromettere la sicurezza alimentare.
Il Segretario Esecutivo del Protocollo di Montreal, Megumi Seki, ha sottolineato l’importanza dello strato di ozono per la vita sulla Terra, evidenziando che il rapporto richiede un impegno continuo per proteggere questo prezioso scudo.
