La California meridionale è interessata da forti venti che hanno alimentato un vasto incendio, soprannominato “Mountain Fire“, che ha già distrutto decine di abitazioni e costretto migliaia di persone a fuggire dalle propri case. Colpite soprattutto le aree a Nord/Ovest di Los Angeles, dove circa 10mila residenti sono stati evacuati a causa delle fiamme che minacciavano oltre 3.500 strutture, incluse abitazioni, ranch e aree agricole situate nei sobborghi vicino a Camarillo, come riportato dal governatore della California, Gavin Newsom.
L’incendio, spinto dai venti caratteristici di Santa Ana, ha registrato una crescita esplosiva, passando da meno di un km quadrato a ben 62 km quadrati in appena 5 ore. La velocità e l’intensità delle fiamme hanno imposto agli aerei antincendio di rimanere a terra, mentre gli elicotteri hanno continuato a effettuare lanci di acqua per cercare di arginare l’incendio. Il National Weather Service ha emesso un avviso per condizioni meteo che facilitano la propagazione degli incendi, definendolo una “situazione particolarmente pericolosa” a causa di venti fino a 160 km/h e livelli di umidità che scendono all’8%.
Gli incendi non hanno risparmiato nemmeno Malibu, dove il “Broad Fire” ha minacciato diverse residenze di lusso lungo la Pacific Coast Highway, obbligando le autorità a chiudere temporaneamente la strada. Le squadre dei vigili del fuoco della contea di Los Angeles sono riuscite a contenere il 15% dell’incendio entro il primo pomeriggio, salvando gran parte delle abitazioni a rischio.
Il fenomeno degli incendi in California è ormai una realtà con cui le comunità locali convivono da anni. Il Mountain Fire si è infatti sviluppato nelle stesse aree colpite dagli incendi distruttivi del passato, come il Woolsey Fire del 2018, che provocò la morte di 3 persone e la distruzione di 1.600 abitazioni, e il Thomas Fire del 2017, che devastò oltre un migliaio di edifici nelle contee di Ventura e Santa Barbara.

