Antidepressivi: possibile trattamento mirato all’intestino per ridurre la depressione

Gli SSRI sono stati utilizzati come trattamento di prima linea per ansia e depressione per oltre 30 anni e sono frequentemente prescritti anche per problemi gastrointestinali che accompagnano i disturbi dell'umore

Un nuovo studio condotto dai ricercatori della Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons ha confermato il legame tra intestino e cervello, rivelando un possibile nuovo approccio nel trattamento della depressione e dell’ansia. La ricerca, pubblicata sulla rivista Gastroenterology, suggerisce che indirizzare i farmaci antidepressivi direttamente alle cellule intestinali potrebbe ridurre non solo i disturbi dell’umore, ma anche gli effetti collaterali comuni legati ai trattamenti attuali, come quelli cognitivi, gastrointestinali e comportamentali. Questo potrebbe risultare particolarmente vantaggioso per le donne in gravidanza, in cui l’uso di antidepressivi che aumentano la serotonina (come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, SSRI) può attraversare la placenta e provocare problematiche nell’infanzia, come disturbi dell’umore, cognitivi e gastrointestinali. Secondo i ricercatori, “SSRI che aumentano selettivamente la serotonina nell’intestino potrebbe essere un’alternativa migliore.”

Gli SSRI sono stati utilizzati come trattamento di prima linea per ansia e depressione per oltre 30 anni e sono frequentemente prescritti anche per problemi gastrointestinali che accompagnano i disturbi dell’umore. Si crede che il loro effetto sull’umore derivi dall’incremento della segnalazione della serotonina nel cervello, dove essa aiuta a trasmettere messaggi. Tuttavia, la serotonina viene prodotta anche al di fuori del cervello, principalmente nelle cellule che rivestono l’intestino, dove risiederebbe circa il 90% della serotonina corporea.

Per verificare gli effetti di un trattamento mirato all’intestino, i ricercatori hanno utilizzato una combinazione di ingegneria genetica, chirurgia e prodotti farmaceutici sui topi. I risultati hanno mostrato che l’aumento della serotonina intestinale portava a una riduzione significativa dell’ansia e dei comportamenti depressivi. “Questi risultati suggeriscono che gli SSRI producono effetti terapeutici agendo direttamente nell’intestino“, ha dichiarato Mark Ansorge, professore associato di neurobiologia clinica presso la Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons, che ha co-diretto lo studio insieme a Kara Margolis, direttrice del NYU Pain Research Center e professore associato di patobiologia molecolare presso il NYU College of Dentistry.

Gli esperimenti sui topi hanno mostrato che, a differenza degli effetti collaterali cognitivi o gastrointestinali comunemente osservati nei pazienti trattati con SSRI, i topi con un aumento selettivo della serotonina nell’intestino non hanno presentato tali problematiche. “In buona sostanza, la serotonina potenziata nell’epitelio intestinale produrrebbe effetti antidepressivi e ansiolitici maggiori senza effetti collaterali evidenti.”

Un ulteriore aspetto scoperto dalla ricerca è il ruolo del nervo vago, che gioca un’importante funzione nella comunicazione cervello-intestino, sia dall’alto verso il basso che viceversa. I ricercatori hanno osservato che questa segnalazione inversa, dall’intestino al cervello, potrebbe giustificare l’uso di antidepressivi selettivi per l’intestino anche in gravidanza. Infatti, diversi studi hanno mostrato che l’esposizione in utero agli SSRI può influenzare negativamente lo sviluppo del comportamento e delle capacità cognitive nei bambini. Precedenti ricerche di Ansorge sugli animali avevano evidenziato cambiamenti comportamentali nella prole che era stata esposta, anche solo brevemente, agli antidepressivi durante lo sviluppo. Inoltre, l’analisi di oltre 400 madri e bambini ha rivelato che i bambini esposti agli SSRI avevano una probabilità tre volte maggiore di sviluppare stitichezza nel primo anno di vita.

La depressione e l’ansia materne possono avere molti effetti indesiderati sullo sviluppo fetale e infantile e devono quindi essere trattate e monitorate adeguatamente a beneficio sia della madre che del bambino“, ha affermato Ansorge. Attualmente, i ricercatori stanno sviluppando una tecnologia per creare un SSRI selettivo che agisca esclusivamente sull’intestino, al fine di trattare la depressione e l’ansia nelle donne in gravidanza senza causare effetti collaterali per il bambino.