La Cina ha annunciato lo stop “con effetto immediato” all’esportazione verso gli Stati Uniti di alcuni componenti cruciali per la produzione di microprocessori. La decisione, presa in risposta all’ulteriore stretta imposta da Washington sulle esportazioni di microchip avanzati verso Pechino, riguarda materiali strategici come gallio, germanio, antimonio e materiali superduri. Secondo una nota diffusa dal Ministero del Commercio cinese, la misura è motivata da preoccupazioni “per la sicurezza nazionale“.
Questi materiali sono fondamentali non solo per la produzione di semiconduttori, ma anche per le tecnologie delle energie rinnovabili e le applicazioni nel settore della difesa, trasformando il divieto in un passo significativo nell’escalation delle tensioni commerciali tra le 2 potenze globali.
La risposta USA contro la Cina
Gli Stati Uniti hanno recentemente introdotto nuove restrizioni destinate a ostacolare la capacità della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di produrre semiconduttori avanzati, utilizzabili in ambito militare, nell’intelligenza artificiale e nell’informatica avanzata. L’ambasciatore USA in Cina, Nicholas Burns, ha dichiarato: “Abbiamo aggiunto 136 aziende della RPC all’Entity List per lo sviluppo di chip avanzati. La tecnologia statunitense non alimenterà la modernizzazione del PLA”. La mossa è stata descritta come un tentativo di rallentare il progresso tecnologico militare cinese.
L’elenco delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti include 136 aziende cinesi, tra cui alcuni nomi di spicco nel settore della produzione di chip. La tecnologia americana, secondo le autorità statunitensi, non contribuirà alla modernizzazione dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLA). Queste nuove misure si sommano a quelle già esistenti, che limitano severamente la possibilità per le aziende cinesi di acquisire componenti critici per lo sviluppo dei loro semiconduttori avanzati.
Secondo quanto riportato dal Guardian, queste restrizioni riguardano anche 140 aziende cinesi, tra cui Piotech e SiCarrier, entrambe operanti nel settore della produzione di chip. Inoltre, altre aziende, come il Naura Technology Group, che si occupa della fabbricazione di attrezzature per la produzione di semiconduttori, sono colpite dalle nuove normative. Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha confermato che le vendite verso queste aziende non saranno più autorizzate senza specifiche licenze.
In risposta, la Cina ha reagito con fermezza, annunciando un divieto di esportazioni verso gli Stati Uniti di materiali strategici come gallio, germanio, antimonio e altri elementi fondamentali per la produzione di tecnologia avanzata, con applicazioni potenzialmente militari. Come riportato da ABC News, questa mossa mira a contrastare le crescenti restrizioni statunitensi nel settore dei semiconduttori, ribadendo la determinazione di Pechino nel proteggere la propria sovranità tecnologica.
Le tensioni tra i due paesi si intensificano, alimentando preoccupazioni sul futuro delle relazioni commerciali e tecnologiche, nonché sull’equilibrio della competizione globale nella produzione di semiconduttori avanzati.
