Clima, il prof. Battaglia: “il fate presto ha 102 anni”

Nel 1922, un allarme sull'Artico segnalava gli effetti del riscaldamento globale, con scioglimento dei ghiacci e cambiamenti ecologici: il commento del prof. Battaglia su La Verità

L’Oceano Artico si sta riscaldando, gli iceberg sono sempre più rari e in alcuni luoghi le foche trovano l’acqua troppo calda, secondo quanto riferito ieri al dipartimento del Commercio dal consolato di Bergen, in Norvegia. I rapporti dei pescatori, dei cacciatori di foche e degli esploratori indicano tutti un cambiamento radicale delle condizioni climatiche e temperature senza precedenti nella zona artica. Le spedizioni esplorative riferiscono di non essersi praticamente imbattuti in ghiacci fino a 81 gradi e 29 primi a Nord. I rilevamenti a 3.100 metri di profondità ha hanno mostrato che la corrente del Golfo è ancora molto calda. Grandi masse di ghiaccio sono state sostituite da morene di terra e pietre mentre, in molti punti, ben noti ghiacciai sono completamente scomparsi. Nell’Artico orientale si trovano pochissime foche e nessun pesce bianco, mentre nelle vecchie zone di pesca delle foche si incontrano vasti banchi di aringhe e alici di fiume che non si erano mai spinti cosi a Nord“. Questo allarme risale a 102 anni fa: come spiega su La Verità il prof. Franco Battaglia, docente di chimica fisica all’Università di Modena, tra i massimi esperti in Italia di questioni climatiche e ambientali, si tratta di un passaggio riportato dall’Associated Press pubblicato sul Washington Post nel novembre 1922.

Il prof. Franco Battaglia sottolinea che si tratta di “una data che è a un tempo evocazione e monito per la vita di tutti noi e del Pianeta intero. Bisogna agire in fretta giacché, come allora, ancor oggi stiamo giocando col fuoco. Fino a quegli anni, infatti, le auto erano state principalmente elettriche ma presto sarebbe arrivata la sciagura delle auto a benzina che avevano cominciato a far capolino da qualche lustro e nel 1922 erano già 20 milioni nel mondo. La correlazione è troppo forte per essere casuale, ce lo dice la scienza. Passare da zero auto a benzina a 20 milioni in pochi anni non poteva restare senza conseguenza. Ci fosse stato, allora, un principio di precauzione, le auto a benzina sarebbero state bandite. Ma oggi non abbiamo scusanti: il principio di precauzione c’è e non possiamo permettere una ulteriore riduzione della popolazione delle foche e dei pesci bianchi e neanche il disorientamento delle aringhe che, ignare, si si spingono sempre, più su, a a invadere le acque del Nord. Come fosse un virus letale, l’auto a benzina s’è moltiplicata, oggi, di 1.000 volte rispetto ad allora: pertanto l’allarme è, oggi, 1.000 volte più serio di allora e, come vuole una consolidata e inoppugnabile logica, i tempi concessici per agire sono 1.000 volte più brevi o più lunghi? Boh, non lo so. La matematica non è il mio forte, lo confesso; ma se chiediamo agli esperti, essi daranno certamente la risposta)“.

L’allarme del 1922 è rimasto immutato, a riprova di quanto grave esso sia e di quanto in fretta abbiamo il dovere di agire. Le ho dato cosi, presidente Mattarella, uno spunto per il suo discorso di fine anno. Non ci deluda: lo chiedono le nuove generazioni cui abbiamo rubato il futuro. Facciamolo per i nostri figli. E a chi non ha figli dico: fatelo per le foche“, conclude il prof. Battaglia.

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