Oggi il più alto tribunale delle Nazioni Unite ha iniziato all’Aia un’udienza storica volta a definire gli obblighi legali dei Paesi di fronte al cambiamento climatico e ad aiutare le nazioni vulnerabili a combatterlo. Il giudice presiedente Nawaf Salam ha aperto le udienze, durante le quali più di 100 Paesi e organizzazioni presenteranno le loro osservazioni sulla questione – il numero più alto mai apparso davanti alla Corte Internazionale di Giustizia, con sede all’Aia. Vanuatu, uno dei piccoli Stati insulari che hanno guidato lo sforzo per ottenere dalla Corte Internazionale di Giustizia un cosiddetto parere consultivo, è il primo Paese ad esprimere la propria opinione in due settimane di procedimenti a partire da oggi.
Sebbene i pareri consultivi della Corte non siano vincolanti, sono significativi dal punto di vista legale e politico. Gli esperti affermano che l’eventuale parere della Corte sul cambiamento climatico probabilmente sarà citato nelle cause legali per il cambiamento climatico nei tribunali del mondo, dall’Europa all’America Latina e oltre.
Le udienze iniziano una settimana dopo che i Paesi in via di sviluppo hanno denunciato come “tristemente inadeguato” l’accordo, raggiunto alla recente COP29 di Baku, per cui i Paesi ricchi forniranno 300 miliardi di dollari in finanziamenti annuali per il clima entro il 2035 per aiutare le nazioni più povere a far fronte al cambiamento climatico.
Ralph Regenvanu, inviato speciale di Vanuatu per il cambiamento climatico e l’ambiente, ha detto che è fondamentale eliminare gradualmente i combustibili fossili e fornire più denaro ai Paesi più poveri, che sopportano il peso del cambiamento climatico, come lo Stato insulare del Pacifico. “Vorremmo che le emissioni storiche cumulative che causano danni significativi al sistema climatico fossero dichiarate illegali”, ha spiegato Regenvanu. “L’esito di questi procedimenti avrà ripercussioni per generazioni, determinando il destino di nazioni e il futuro del pianeta. Si tratta forse del caso più importante nella storia dell’umanità”, ha aggiunto.
Oltre ai piccoli Stati insulari e a numerosi Paesi occidentali e in via di sviluppo, la Corte ascolterà anche i due maggiori emettitori di gas serra al mondo, gli Stati Uniti e la Cina. Anche l’OPEC esprimerà la propria opinione. Le udienze dureranno fino al 13 dicembre, e si prevede che il parere della Corte verrà emesso nel 2025.
