“Una tragedia.” Così il premier incaricato della Francia, François Bayrou, ha definito il disastro che ha colpito Mayotte a seguito del devastante uragano. A tre giorni dall’impatto del ciclone, il bilancio provvisorio delle vittime si attesta su “una ventina di morti“, come riferito all’Assemblée Nationale, anche se il conteggio definitivo non è ancora stato completato. La corsa contro il tempo prosegue nella speranza di trovare sopravvissuti tra le macerie di baracche e bidonville, rase al suolo dalla furia di ‘Chido’.
Da Ginevra, la Croce Rossa ha reso noto di aver perso i contatti con oltre 200 dei suoi volontari, una situazione che potrebbe essere legata al blackout delle comunicazioni, che ancora non è stato ripristinato. In un clima di crescente preoccupazione, il premier ha confermato che “200 feriti gravi” sono stati registrati, mentre altri “1.500 sono in condizioni preoccupanti“.
Mayotte, situata nell’Oceano Indiano, è il territorio più povero della Francia, con circa un terzo della sua popolazione che vive in condizioni di precarietà, spesso in baracche e insediamenti informali. La furia dell’uragano ha colpito duramente queste comunità. Il presidente Emmanuel Macron ha definito il passaggio del ciclone come “una tragedia” e ha annunciato una visita sul posto “nei prossimi giorni“, aggiungendo che sarà proclamata una giornata di lutto nazionale.
Nel frattempo, Parigi ha imposto un coprifuoco dalle 22 alle 4 del mattino per “ragioni di sicurezza“, con l’intento di prevenire i saccheggi in un momento di grave scarsità di acqua e cibo. “L’isola è totalmente devastata“, ha dichiarato il ministro dell’Interno, Bruno Retailleau, che è tornato ieri sera da una missione a Mayotte, precisando che “il 70% degli abitanti sono stati gravemente colpiti“. Retailleau ha anche annunciato che “nei prossimi giorni” arriveranno 400 gendarmi per supportare i 1.600 già presenti sull’isola.
La priorità del governo francese è quella di garantire i “bisogni vitali” della popolazione, in particolare acqua e cibo. “A Mayotte, i nostri connazionali scampati alla devastazione hanno sete e fame. Alcuni sono tagliati fuori da qualsiasi mezzo di comunicazione e non hanno notizie dei propri cari“, ha dichiarato Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, tramite un messaggio su X. In risposta alla gestione della situazione da parte del premier, la presidente dell’Assemblea nazionale, Yael Braun-Pivet, ha lamentato che Bayrou fosse rimasto in Francia continentale, dichiarando: “Avrei preferito che prendesse l’aeroplano per Mayotte“.
Sul terreno, la situazione è sempre più critica. L’80% della rete mobile dell’isola è ancora fuori servizio, e le tensioni iniziano a manifestarsi. Ben Issa Ousseni, presidente del consiglio dipartimentale, ha parlato del rischio di una crisi sanitaria. Anche l’unico ospedale dell’isola ha subito danni significativi, anche se sta lentamente riprendendo a funzionare, e un ospedale da campo arriverà nelle prossime ore. L’aeroporto di Mayotte rimarrà chiuso almeno fino a giovedì, mentre molte strade, soprattutto nella parte settentrionale, sono impraticabili.
Il prefetto di Mayotte, François-Xavier Bieuville, aveva parlato nei giorni scorsi di “diverse centinaia” di vittime, forse addirittura “qualche migliaio“. Tuttavia, ha sottolineato che sarà “molto difficile avere un bilancio finale” a causa delle difficoltà di recupero dei corpi, soprattutto considerando che la tradizione musulmana di Mayotte prevede che i defunti vengano seppelliti entro 24 ore.
In aggiunta, il conteggio delle vittime è ulteriormente complicato dalla presenza di una popolazione “irregolare“, che in base alle stime supera le 100.000 persone su un totale di 320.000 abitanti ufficiali. Ieri, 25 pazienti in condizioni “urgenti” sono stati evacuati verso La Réunion.
L’isola continua a lottare contro la devastazione, mentre la comunità internazionale e le autorità francesi si preparano ad affrontare le settimane critiche che seguiranno.
