Gli uomini neolitici ucraini si nutrivano di fibre vegetali

Gli scienziati hanno stimato che la carne costituiva meno del 10% della dieta

Nuove scoperte sull’alimentazione dei nostri antenati neolitici giungono dall’Ucraina, rivelando che, circa 5.600 anni fa, le popolazioni che vivevano nei pressi di Kosenivka consumavano principalmente fibre vegetali, con una dieta a base di carne molto limitata. È quanto emerso da uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Plos One, condotto dal team di ricerca dell’Università di Kiel, in Germania, guidato dal prof. Johannes Muller.

Il focus della ricerca è stato uno dei siti archeologici più significativi della cultura Cucuteni-Trypilla, che fiorì nell’Europa orientale tra il 5500 e il 2750 a.C. Questi insediamenti, tra i primi e più grandi d’Europa, potevano ospitare fino a 15mila abitanti, ma nonostante l’abbondanza di manufatti trovati, i resti umani sono stati sorprendentemente scarsi. Ciò ha sollevato interrogativi sullo stile di vita e le abitudini alimentari della popolazione Trypillia, da sempre oggetto di studio e mistero per gli archeologi.

Nel corso della ricerca, gli esperti hanno esaminato 50 frammenti di ossa umane provenienti da almeno sette individui di età e sesso diversi, rinvenuti in un sito vicino a Kosenivka. I resti, gravemente bruciati, sono stati analizzati al microscopio, e dalla combustione dei corpi è emerso che questa potrebbe essere avvenuta in seguito alla morte, escludendo l’ipotesi di un incendio accidentale. Inoltre, la datazione al radiocarbonio ha rivelato che uno degli individui era deceduto circa un secolo dopo gli altri, mentre due mostravano evidenti lesioni craniche.

Un aspetto particolarmente interessante dello studio riguarda la dieta dei Trypillia. Gli scienziati hanno analizzato i frammenti di ossa e, misurando i livelli di carbonio e azoto, hanno stimato che la carne costituiva meno del 10% della dieta. Questi risultati sono stati confermati dalle evidenti usure dentali sui resti, che suggeriscono una masticazione prevalente di cereali e altre fibre vegetali. Tali evidenze supportano l’idea che, in queste antiche società, il bestiame venisse utilizzato principalmente per produrre latte e per fertilizzare i campi, invece che per la carne.

Katharina Fuchs, primo autore dello studio, ha sottolineato l’importanza dei resti scheletrici, che rappresentano veri e propri archivi biologici. Nonostante le difficoltà nel ricostruire la vita di queste antiche popolazioni urbane, Fuchs ha spiegato che il lavoro della sua squadra ha permesso di ottenere una visione straordinaria delle abitudini quotidiane, delle condizioni di vita e delle cause di morte della cultura Trypillia. Combinando dati osteologici, isotopici, archeobotanici e archeologici, gli studiosi hanno contribuito a chiarire aspetti fondamentali di questa affascinante civiltà neolitica.