Il caldo estremo accelera l’invecchiamento: uno studio svela i legami molecolari

"Il danno fisico potrebbe non manifestarsi immediatamente come un risultato osservabile per la salute, ma potrebbe piuttosto influenzare il nostro corpo a livello cellulare e molecolare"

L’esposizione prolungata a caldo estremo potrebbe avere effetti profondi sul nostro organismo, accelerando il processo di invecchiamento a livello cellulare e molecolare. Un recente studio condotto dai ricercatori dell’Università della California del Sud a Los Angeles ha rivelato che le ondate di calore, sempre più frequenti in tutto il mondo, potrebbero avere un impatto negativo sulla salute umana, portando a un invecchiamento più rapido.

Presentato lo scorso mese al meeting scientifico annuale della Gerontological Society of America a Seattle, lo studio ha analizzato i dati di circa 4.000 persone, mettendo in relazione le modifiche chimiche nel DNA – conosciute come “orologi epigenetici” – con le temperature ambientali. I risultati sono chiari: chi vive in aree con un numero maggiore di giorni caldi sembra mostrare un’età molecolare superiore rispetto a chi risiede in climi più freschi. In altre parole, il caldo estremo potrebbe accelerare l’invecchiamento biologico.

Tuttavia, lo studio non ha tenuto conto di variabili importanti come il tempo trascorso all’aperto o la presenza di aria condizionata nelle abitazioni, che potrebbero influire sui risultati. Nonostante ciò, le evidenze raccolte sono significative e mettono in luce l’impatto delle temperature elevate sul nostro corpo.

Il danno fisico potrebbe non manifestarsi immediatamente come un risultato osservabile per la salute, ma potrebbe piuttosto influenzare il nostro corpo a livello cellulare e molecolare“, afferma il coautore dello studio, Eun Young Choi, gerontologo presso l’Università della California del Sud. “E quel deterioramento biologico potrebbe in seguito trasformarsi in disabilità“.

Lo studio ha inoltre rilevato che ogni aumento del 10% nella proporzione di giorni caldi aggiungeva 0,12 anni all’età molecolare dei partecipanti. Un altro set di marcatori molecolari ha rivelato che gli abitanti delle zone più calde invecchiavano fino allo 0,6% più velocemente. Tuttavia, esposizioni al calore di breve durata, di pochi giorni o mesi, non sembrano avere lo stesso impatto.

Rina So, epidemiologa ambientale presso l’Università di Copenhagen, ha definito il risultato “notevole“. “Il progetto è insolito, perché ha esaminato i marcatori biologici nel sangue anziché la morte o la malattia, e ha valutato l’effetto dell’esposizione sia a lungo che a breve termine“.

Lo studio aggiunge un altro tassello alla crescente preoccupazione riguardo agli effetti del cambiamento climatico e alle sue implicazioni per la salute pubblica. Con l’aumento delle temperature globali, è sempre più urgente comprendere come il caldo estremo possa influire sul nostro benessere, richiedendo politiche sanitarie e ambientali più mirate per affrontare questa nuova minaccia.