Chi soffre di malattie croniche deve spesso affrontare spese di tasca propria per alcune prestazioni. E oltre il 30% dei pazienti dichiara di aver dovuto rinunciare alle cure per motivi economici. Nel 19% dei casi è capitato in modo sporadico ma, per oltre il 12%, è capitato spesso. E’ quanto emerge dal XXII Rapporto sulle politiche della cronicità, presentato oggi a Roma da Cittadinanzattiva con il titolo ‘Diritti sospesi’. Il documento è il risultato di un’indagine effettuata su tutto il territorio nazionale che ha interessato 102 presidenti delle associazioni dei malati cronici e rari, 3500 persone affette da patologia cronica e rara e i loro familiari. Le risposte evidenziano che il 59,8% dei cittadini ricorre a visite specialistiche effettuate in regime privato o intramurario; il 52,8% acquista farmaci necessari e non rimborsati dal Ssn; il 50% effettua esami diagnostici in privato o in intramoenia; il 47,5% acquista parafarmaci (es. integratori alimentari, dermocosmetici, pomate). Il 42,4% spende privatamente per la prevenzione terziaria (diete, attività fisica, dispositivi); il 36,3% per la prevenzione primaria e secondaria; il 22% per il supporto psicologico; il 16,9% per spostamenti dovuti a motivi di cura; il 14,7% per le visite specialistiche o attività riabilitative da effettuare a domicilio e il 12% per l’acquisto di protesi e ausili non riconosciuti (o insufficienti nella quantità/qualità erogata).
Le diseguaglianze regionali
A complicare i disagi si aggiungono problemi legati alle diseguaglianze regionali. Per i presidenti delle associazioni dei pazienti questi sono gli ambiti in cui si riscontrano maggiori difformità regionali: (79,2%) il supporto psicologico; a seguire la presenza di percorsi e/o Pdta (percorsi diagnostici terapeutici assistenziali) (77,4%), la presenza di Centri specializzati/Rete (73,6%); la modalità di gestione delle prenotazioni e dei tempi di attesa (72,6%); le prestazioni necessarie non ricomprese nei Lea (70,8%).
In particolare, in riferimento ai Pdta, il 63,2% degli intervistati sa che ne esiste uno per la propria patologia; solo nel 28,4% dei casi si tratta di Pdta nazionali, mentre nel 71,6% dei casi sono Pdta regionali, nel 31,3% aziendali e nel 7,5% distrettuali. Per quanto riguarda le regioni dove è presente un Pdta di patologia, primeggiano Lombardia e Toscana, a seguire Piemonte, Lazio, Emilia-Romagna, Veneto.

