Per la New Space Economy si prepara un grande balzo: dai 600 miliardi di dollari del 2023 ai 1.800 miliardi di dollari entro il 2036. È uno scenario al quale l’Italia è pronta, ma che richiede regole chiare, ha detto all’ANSA Simonetta Di Pippo, direttrice dello Space Economy Evolution Lab alla Sda Bocconi, a margine del forum sulla New Space Economy (NSE Expoforum) che si apre oggi a Roma, organizzato da Fiera Roma e Agenzia Spaziale Italiana. “Sono cifre sottostimate, se consideriamo che la New Space Economy è l’insieme di tutte le attività spaziali propriamente dette presenti nella filiera spaziale” e di quelle relative all’indotto, con le “società nate per utilizzare i dati spaziali e le società che facevano prodotti in altri settori e che ora si stanno spostando sullo spazio, numerose in Italia“, ha detto ancora Di Pippo, che è anche professore di Space Economy alla Sda Bocconi e professore di Space Diplomacy alla New York University di Abu Dhabi.
“In generale – ha proseguito – la New Space Economy sta crescendo ovunque perché è sempre più evidente che utilizzando dati e tecnologie spaziali si possono sviluppare servizi e applicazioni che migliorano la qualità della vita”. Secondo l’esperta, “siamo in una situazione in cui cresce la quantità di satelliti che ognuno utilizza”, pari a centinaia al giorno: dai servizi per la geolocalizzazione a quelli per la navigazione e l’osservazione della Terra. Senza dubbio, ha aggiunto, “siamo una società spaziale”.
L’Italia è in ottima posizione in questo scenario, grazie alla sua “competenza indiscussa nella filiera spaziale, dai lanciatori ai moduli della Stazione Spaziale Internazionale” e la Legge sullo spazio che si sta discutendo in Parlamento “prevede regole per andare incontro al settore commerciale”, ha osservato l’esperta. Oltre a introdurre regole nel settore spaziale, la Legge prevede “l’istituzione di un fondo per la Space Economy, per favorire la strutturazione e lo sviluppo del settore“. La scommessa, secondo Di Pippo, è promuovere “uno sviluppo integrato dell’ecosistema a livello strategico, facendo crescere i piccoli e rafforzando i grandi“, in modo da favorire una “diversificazione che permetta di conquistare in modo autonomo nuove fette di mercato”.
