È stata ufficialmente rilasciata la versione 5.0 dell’International Bathymetric Chart of the Arctic Ocean (Ibcao), una carta batimetrica internazionale che fornisce una panoramica dettagliata e precisa delle profondità e dei fondali dell’Oceano Artico. Questa nuova versione si distingue per una risoluzione di 100×100 metri, quattro volte superiore rispetto alla versione 4.0, e copre attualmente oltre il 25% dell’intero Oceano Artico, con un incremento di circa 1,4 milioni di km² rispetto all’area mappata precedentemente.
Il progetto Ibcao, avviato in Russia nel 1997, ha visto dal 2017 l’aggiunta dell’iniziativa giapponese Nippon Foundation-Gebco-Seabed 2030, con l’obiettivo comune di ottenere una mappatura completa del fondale oceanico globale entro il 2030. La carta Ibcao si concentra sulla regione artica ed è integrata nella mappatura Gebco (General Bathymetric Chart of the Oceans), l’organizzazione incaricata di mappare l’intero fondale oceanico del Pianeta, portando avanti questa missione tramite il programma Seabed 2030. L’obiettivo finale è fornire a cartografi, ricercatori, istituzioni e altri soggetti interessati una risorsa digitale open source contenente tutti i dati batimetrici conosciuti per il tratto artico a nord del 64° parallelo nord.
L’iniziativa gode del supporto della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’Unesco (Coi) e dell’Organizzazione Idrografica Internazionale (Iho), e ha contribuito a una comprensione più approfondita del fondale marino artico, supportando le attività di ricerca scientifica, monitoraggio ambientale e climatico, navigazione, costruzione sottomarina, esplorazione e attività offshore.
Alla realizzazione della nuova mappa hanno partecipato anche Michele Rebesco, ricercatore della sezione di Geofisica dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs), e Daniela Accettella, tecnologa del Centro Gestione Infrastrutture Navali dell’Ogs. “Fino a oggi, la mappatura dell’Oceano Artico si è rivelata spesso problematica a causa delle condizioni meteorologiche e marine difficili, ma soprattutto per la presenza della banchisa, che limita le possibilità di raccogliere dati con le tradizionali tecniche di altimetria radar“, spiega Michele Rebesco. “Per ottenere la nuova versione di Ibcao – aggiunge – si è cercato di superare queste limitazioni, utilizzando non solo le navi rompighiaccio e i sottomarini, ma anche stazioni mobili di ricerca poste direttamente sul pack artico galleggiante.”
Nonostante i progressi, esistono ancora ampie aree dell’Artico, in particolare a nord della Groenlandia e nell’Arcipelago artico canadese, che non sono ancora state mappate. Per coprire anche queste zone remote, gli esperti stanno esplorando nuove soluzioni, tra cui l’utilizzo di sottomarini autonomi (Auv) a lungo raggio, equipaggiati con sonar multibeam e capaci di navigare sotto il ghiaccio marino, senza la necessità di un operatore umano a bordo.
