Una ricerca innovativa condotta dalla Chiba University in Giappone ha recentemente portato alla luce un metodo avanzato per rilevare sostanze chimiche sconosciute nel corpo umano. Lo studio, pubblicato online il 26 ottobre 2024 e nella rivista Ecotoxicology and Environmental Safety il 1 novembre 2024, ha introdotto un approccio senza precedenti nel campo della chimica ecotossicologica.
Guidato dal Dr. Akifumi Eguchi, ricercatore associato presso la Chiba University, il team ha incluso anche il Dr. Chisato Mori, il Dr. Kenichi Sakurai e il Dr. Midori Yamamoto, tutti parte del Center for Preventive Medical Sciences della stessa università. “C’è una crescente necessità di analisi chimiche non mirate per rilevare sostanze nuove o precedentemente non riconosciute che non sono coperte dalle attuali analisi mirate“, afferma il Dr. Eguchi, evidenziando l’urgenza di sviluppare tecniche analitiche più ampie. Il gruppo di ricercatori ha analizzato campioni di siero prelevati da 84 donne incinte alla 32ª settimana di gravidanza, sottoponendoli a una spettrometria di massa a tempo di volo con cromatografia liquida-quadrupolo. Le sostanze chimiche identificate sono state classificate secondo la loro origine, utilizzando il database PubChemLite per Exposomics, che contiene informazioni su oltre 371.663 sostanze chimiche.
In un ulteriore sviluppo della ricerca, sono state distinte le sostanze chimiche in due categorie: quelle endogene, prodotte naturalmente dal corpo e associate ai processi biologici, e quelle esogene, introdotte dall’esterno, tramite l’ambiente, la dieta o lo stile di vita. I ricercatori hanno identificato 106 composti chimici, di cui 51 endogeni e 55 esogeni. È emerso che la maggior parte delle sostanze chimiche esogene proviene dall’alimentazione. Tra i composti trovati, alcuni sono associati a potenziali rischi per la salute, tra cui ftalati, composti azotati e parabeni. Alcuni dei composti identificati sembrano influire su importanti percorsi biologici, come il metabolismo degli amminoacidi, il trasporto di proteine e minerali, e il metabolismo energetico.
Tuttavia, i ricercatori sono cauti nel trarre conclusioni definitive. “Questi risultati mostrano un collegamento tra l’esposizione chimica e i suoi effetti sul corpo, ma non stabiliscono una relazione causa-effetto diretta“, sottolineano. La difficoltà nell’interpretare i cambiamenti nei metaboliti riguarda la possibilità che questi siano il risultato di variazioni nella dieta piuttosto che delle sostanze chimiche stesse.
Nonostante le limitazioni del lavoro, lo studio ha introdotto un metodo innovativo per identificare sostanze chimiche e valutarne i potenziali effetti sulla salute umana. “Queste scoperte possono contribuire al miglioramento della salute pubblica attraverso l’implementazione di normative chimiche e relative misure di protezione“, afferma ancora il Dr. Eguchi. Analogamente ai significativi progressi ottenuti con la consapevolezza sui rischi di sostanze come il piombo e l’amianto, questo studio potrebbe aprire la strada a nuove normative per proteggere la salute umana, identificando sostanze chimiche potenzialmente dannose e dando il via a riforme vitali in ambito sanitario e ambientale.
